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Dott. Carlo Govoni

Medico Chirurgo
Specialista in Otorinolaringoiatria
Chirurgia cervico facciale
Master in vestibologia

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Può accadere nella vita di sentire un sibilo o un ronzolio in un orecchio che va e viene, a volte dura nel tempo; non c’è dolore ma il fastidio è notevole. Pensiamo che ci sia un apparecchio acceso nella stanza, ma subito capiamo che il ronzio è nella nostra testa o in un orecchio. Se questa sensazione dura poco, al massimo un’ora, non dobbiamo preoccuparci. Se è continua e persiste per oltre un giorno allora è corretto non perdere tempo e affrontare seriamente il problema. 

Questo strano fenomeno in medicina si chiama “acufene”.
Preciso subito che l’acufene non è una malattia, ma un sintomo. Per sintomo si intende ciò che il paziente percepisce. Sono sintomi la diminuzione dell’udito, il dolore, la vertigine, ecc. Sono malattie l'otite media, la malattia di Meniére, la vertigine di posizione, il barotrauma, ecc. Sottolineo che l’acufene è uno dei sintomi più enigmatici che un uomo possa avere.

Se siamo tra coloro che sentono un acufene il primo passo da compiere è individuare il medico più idoneo ad aiutarci. L’acufene è un suono percepito in uno o in entrambe le orecchie che non esiste nell’ambiente. La causa è quasi sempre di natura uditiva e pertanto lo specialista otorino è il medico più preparato ad affrontare queste situazioni.

Oggi ci sono diverse figure professionali che si sentono in grado di affrontare e guarire un paziente con acufene, in particolare faccio riferimento agli osteopati e ai gnatologi. E’ indubbio che ci possono essere degli acufeni che questi sanitari possono affrontare e anche risolvere, però ritengo che siano solo quegli acufeni correlati a turbe dell’apparato masticatorio o conseguenti a disfunzioni del rachide cervicale o a vasculopatie correlate. Ritengo che questi siano solo una parte degli acufeni.

Perché è molto difficile curare pazienti con acufeni?  Perché l'acufene è un sintomo che accompagna la quasi totalità delle malattie dell’orecchio e si manifesta anche in alcune malattie extraotologiche. Quindi bisogna conoscere tutte le malattie dell’orecchio e non solo. E’ importante rendersi conto che l’acufene è un sintomo, pertanto l’ulteriore passo che il medico dovrà compiere è rispondere alla domanda: “in quale parte dell’orecchio si forma l’acufene?”
Se l’orecchio si presenterà sano, oppure se ci sono semplici danni legati all’invecchiamento sarà logico pensare ad una causa al di fuori della via uditiva. Se è presente una diminuzione dell’udito in un orecchio allora è importante cercarne la causa e partire proprio dall’ipoacusia per studiare l’acufene.

 

Sono fermamente convinto che il primo esame a cui sottoporre il paziente con un acufene debba essere l’esame audiometrico. Ecco perché ritengo che lo specialista in otorinolaringoiatria sia il medico più adatto per affrontare in prima istanza il problema. A volte i medici di famiglia cercano di anticipare la visita dell’otorino chiedendo esami come i Rx del rachide cervicale o il doppler dei tronchi sopraortici. Questi esami li ritengo poco utili.

audiometria trauma acustico acuto

 

Considero molto importanti le prove audiometriche, si tratta di valutazioni molto semplici che consentono di capire se nella percezione uditiva c’è una alterazione e, in ipotesi positiva, permettono di localizzarla nell’orecchio medio, o nella coclea o nelle vie nervose uditive o al di fuori dell’apparato sensoriale acustico. L’esame audiometrico permette di ricavare informazioni su tutta la via uditiva. Per esempio se un paziente ha un tracciato audiometrico come quello sopra riportato e riferisce un acufene in orecchio destro le prime indagini devono essere rivolte alla ricerca di un danno uditivo localizzato nella coclea di destra.

Il ragionamento che deve fare il medico è ripercorrere la via uditiva e cercare di individuare la sede del danno. Nella figura che segue è stata schematizzata tutta la via acustica. Le onde sonore presenti nell'ambiente (SUONO) raggiungono il padiglione auricolare, percorrono il condotto uditivo esterno e raggiungono la membrana timpanica. La mettono in vibrazione e attraverso i tre ossicini dell’udito queste vibrazioni raggiungono la coclea. Qui il suono viene trasformato in segnale elettrico e solo segnali elettrici possono percorrere le vie nervose. Il suono ora è un segnale elettrico e attraverso il nervo acustico (Nervo cocleare) raggiunge i nuclei cocleari del ponte, poi attraverso specifici fasci nervosi arriva alla Corteccia uditiva. Come si può vedere dal disegno il percorso è piuttosto complesso e un acufene può generarsi in qualsiasi sede di questa via.

 via uditiva govoni carlo ottorino


Capire dove può essere localizzata la malattia che genera l’acufene è fondamentale ed è importante che questo avvenga in tempi brevi. Nella maggioranza dei casi non siamo di fronte ad una urgenza, ma chi avverte per la prima volta un acufene è bene che faccia una visita otorinolaringoiatrica con esame dell’udito nei primi dieci giorni dall’insorgenza del sibilo.

Esistono però dei casi dove è corretto parlare di vera urgenza. Sono quei casi dove l’acufene compare improvvisamente e si associa alla diminuzione dell’udito in un orecchio. Una prova molto semplice che tutti potrebbero fare è ascoltare un segnale o una musica al telefono. Se ci si accorge che il suono viene percepito diversamente nelle due orecchie, per esempio la stessa musica sembra più lontana in un orecchio, allora vuol dire che all’acufene si associa una ipoacusia. In questi casi potrebbe trattarsi di una ipoacusia improvvisa. Si tratta di un problema diagnostico e terapeutico difficile. Siamo di fronte ad una vera urgenza otorinolaringoiatrica, quasi sempre si tratta di una ipoacusia improvvisa. Quindi la visita e l’esame audiometrico dovrebbero essere fatti al più presto; non si dovrebbero mai superare i dieci giorni dalla comparsa dell’acufene.  

Come ho detto le cause che possono portare ad un acufene sono moltissime: quasi tutte le malattie dell’orecchio. Portano ad un acufene anche malattie poco comuni come l'iperacusia, la sindrome di Minor, l'idrope endolinfatica, la sindrome di Cogan, l'otosclerosi / otospongiosi, ecc.  Il medico deve anche cercare di guardare oltre e valutare malattie come quelle dell’apparato masticatorio, quelle neurologiche, della tuba di Eustachio e della circolazione arteriosa.
E’ evidente che non esiste e non esisterà mai un farmaco per curare l’acufene, ma si dovrà cercare la terapia adeguata per quella specifica malattia. Se si potrà iniziare il trattamento nei primi giorni dall’insorgenza le possibilità di un successo terapeutico sono elevate. Se il sintomo acufene è presente da mesi o da anni le possibilità di poterlo eliminare si riducono di molto.

Lo specialista oggi dispone di molti mezzi diagnostici e pertanto arrivare ad una diagnosi precisa è possibile. Non sempre si può passare dalla diagnosi ad una terapia efficace e alla scomparsa dell’acufene.

Nei casi che non rispondono alla terapia sono sempre possibili trattamenti come l’arricchimento sonoro o sedute psicologiche per rendere più sopportabile il sintomo. Non in tutti i casi si riesce a risolvere il problema con soddisfazione per il paziente. E’ importante che la persona si affidi ad un otorinolaringoiatra che abbia una chiara visione di queste problematiche e sappia consigliare gli esami più idonei.

Il trattamento dei pazienti con acufene non è semplice. Esistono casi dove il medico non riesce ad eliminare l’acufene, però una buona valutazione clinica e l’aver escluso una malattia importante sono risultati che il paziente non deve sottovalutare.

 

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 pacc informa parma gazzetta 14 03 2021

 

 

 

 

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