Studiare le caratteristiche di un acufene è un passo importante, l'acufenometria si prefigge di indagare sulla frequenza dell'acufene, sull'intensità, sul minimo suono mascherante e si cercano eventuali modifiche con i test di inibizione residua.
Occorre precisare subito che l'acufenometria non è un esame analogo all'audiometria dove esistono regole internazionali ampiamente codificate. Qui siamo di fronte ad una serie di valutazioni del tutto logiche, che si concentrano sulla fisica del suono e si eseguono delle misurazioni soggettive su coloro che soffrono di acufeni. Gli acufeni sono un fenomeno per molti aspetti ignoto e di conseguenza anche la valutazione acufenometrica risente della soggettività. Semplicemente con l'acufenometria abbiamo qualche informazione in più verso l'oggettività e queste ci permettono di affrontare meglio il problema "acufene". Fare un acufenometria significa oggettivare il fenomeno, sarà quindi possibile memorizzare i dati e poi fare confronti nel tempo. Esistono pubblicazioni scientifiche in proposito, ma ogni medico che la esegue spesso adatta questa indagine al singolo caso che ha di fronte.
1 - In tutte le branche della medicina il passo fondamentale per iniziare a capire un problema è l'anamnesi. Mi sembra corretto definire questo primo passo con le parole: anamnesi acufenologica.
| 1 | Anamnesi acufenologica | Raccolta di tutte le informazioni |
| 2 | Audiometria tonale | Esame preliminare indispensabile |
| 3 | Frequenza fondamentale | |
| 4 | Intensità dell'acufene | |
| 5 | Mascheramento | Livello Minimo di Mascheramento |
| 6 | Test di inibiozione residua |
Sono fondamentali il momento d'insorgenza e la causa che ha portato all'acufene. Qualora il momento di insorgenza è lontano nel tempo come anni è difficile riuscire ad avere informazioni precise ed anche buoni risultati. Questi acufeni, definiti acufeni cronici, hanno un comportamento analogo a qualsiasi malattia cronica. Riuscire a proporre un trattamento risolutivo è quasi impossibile. In questi casi ci si deve concentrare soprattutto sulle possibilità di rendere più sopportabile l'acufene.
Altro argomento al quale dò la massima importanza è la ricerca della causa che ha determinato l'acufene. L'anamnesi aiuta moltissimo in questo senso. In alcuni casi la causa è precisa. Si tratta di un trauma acustico acuto o cronico e dopo è comparso l'acufene. Ricordo che quando l'acufene è conseguenza di un trauma acustico è molto difficile riuscire a migliorare la situazione perché spesso c'è un danno anatomico irreversivile.
2 - Audiometria tonale. Questo esame è indispensabile e va sempre eseguito. Anche l'audiometria per alcuni aspetti è soggettiva, perché trova il suo fondamento nelle risposte del paziente. Però esami ripetuti nel tempo permettono di vedere che l'andamento delle curve si ripete, pertanto possiamo dire che questi esami costituiscono una certezza clinica. L'audiometria tonale, nella mia impostazione, lo ritengo un esame preliminare indispensabile. In proposito potete leggere "come si legge un esame audiometrico".
3 - Ricerca della frequenza fondamentale. Se i medici si abituassero a fare gli esami audiometrici molte volte è lo stesso paziente che ci da indicazioni precise sul suo acufene. Non è raro che mentre ricerchiamo la soglia nelle varie frequenze il soggetto ci dice: « ecco Dottore, il suono che io sento è come questo.» Lo scopo del test di ricerca della frequenza è proprio questo. Cercare di capire che tipo di suono il paziente sente.
4 - Ricerca dell'intensità dell'acufene. Il passo immediatamente successivo al riconoscimento della frequenza è quello di capirne l'intensità. A parole è sempre tutto semplice, nella pratica i problemi sono molto diversi perché con gli audiometri abbiamo a disposizione suoni puri e qualche suono mascherante (rumore bianco, rumore rosa, rumore a banda stretta centrato sulla frequenza dell'acufene, ecc.) Purtroppo i rumori che un uomo può sentire e che può riferire come acufene sono infiniti e sarà difficilissimo poter disporre di un ampia gamma di rumori per poter trovare quello identico. Questo test è quindi approssimativo, ma è utile al medico per capire quale sensazione fastidiosa sta subendo il paziente.
5 - Ricerca del livello minimo di mascheramento. E' questo un test molto simile alla ricerca dell'intensità (citato al n. 4).
6 - Test di inibizione residua. E' un test che consente diverse varianti. Serve per capire se dopo un periodo standardizzato, di solito un minuto, ci sono state modificazioni dell'acufene.
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. Carlo Govoni relatore in un incontro di aggiornamento per medici a Modena
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