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Dott. Carlo Govoni

Medico Chirurgo
Specialista in Otorinolaringoiatria
Chirurgia Testa e Collo
Master in vestibologia

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Per mente umana s’intende l’attività del cervello, o meglio, le funzioni di raccolta, memorizzazione ed elaborazione delle informazioni compiute dal cervello.
Secondo le moderne teorie neurofisiologiche è possibile indagare tale attività attraverso l’indagine medico-scientifica. Si valuta il comportamento di coloro che hanno riportato lesioni cerebrali o iperafflusso di sangue in specifiche aree cerebrali. E’ questa la posizione sostenuta da Antonio Damasio (1, 2).

Per comprendere meglio la mente umana occorre pensare alla mente del  bambino di pochi mesi, che non è capace di parlare.  La prima esigenza del bambino è esprimersi e lo fa attraverso grida e pianto. Col passare dei mesi inizia a formarsi il linguaggio. Egli apprende le prime parole e soprattutto inizia l’interazione con le altre persone.

Come si sviluppa la mente?

Il primo passo è l’apprendimento di un linguaggio. Nella nostra mente i nostri pensieri si elaborano sempre in forma di espressioni linguistiche e normalmente avvengono nella lingua con la quale siamo abituati a parlare.

La base fondamentale perché un essere umano elabori pensieri è l’apprendimento del linguaggio.

Come avviene l’apprendimento del linguaggio?
Perché questo avvenga sono necessarie tre condizioni: integrità cerebrale, normale apparato uditivo e normale apparato fonatorio. Queste tre strutture sono quelle che servono all’uomo per pensare. Definisco queste tre parti anatomiche sistema otoneurolaringologico.

Il bambino ascolta le persone che stanno attorno a lui che parlano. Attorno a sei/otto mesi di vita inizia a pronunciare suoni (fase della lallazione). Questi suoni non hanno un significato sono semplicemente un suono prodotto dal autonomamente dal piccolo. Nella fase della lallazione spesso vengono espressi suoni bisillabici e ripetitivi. Per esempio: la-la; ta-ta.

Si instaura un meccanismo ottimamente spiegato da Piaget con la teoria delle reazioni circolari (3).  Il bambino vive in ambiente dove sente gli adulti che parlano. Per lui sono solo suoni senza significato. Arriva che anche lui produce un suono. Ascolta il suono che ha prodotto e continua a ripeterlo. Nel ripetere un suono da lui creato prova una certa soddisfazione e questo è uno stimolo sufficiente per fargli ripetere l’azione. Poi, imparata l’emissione di un suono, egli insiste e la modifica aggiungendo altri suoni. Arriva un momento in cui è in grado di emettere molteplici suoni.

Con l’aiuto degli adulti inizia ripetere alcune sillabe ed attribuisce a queste un significato. La prima parola è solitamente ma-ma per dire mamma. Questo è il primo passo verso il linguaggio. L’espressione ma-ma si identifica con una persona precisa ed anche col nutrimento. Una parola ma-ma che assume quindi un significato. Sappiamo tutti che a questo primo suono se ne aggiungono altri: pa-pa; ta-ta; tu-tu; pap-pa.

Il linguaggio l’ho definito una funzione fondamentale per lo sviluppo della mente.

Con la pronuncia delle prime parole inizia la comunicazione. Il bambino ascolta, poi pronuncia una parola e interagisce, anche in questo caso si realizza una seconda reazione circolare, sempre sostenuta dal fatto che nell’interagire il piccolo prova piacere.

L’interazione ha un ruolo molto importante perché sviluppa l’apprendimento ma soprattutto svolge un meccanismo di correzione. Ipotizziamo che un bimbo abbia la tendenza a chiamare ta-ta il padre. E’ logico, se sta vivendo in un contesto normale, che gli verrà insegnato che il padre è il pa-pa.

La mente umana si realizza secondo due meccanismi di feed-back. Il primo è il feed-back verbo acustico, il secondo è l’interazione con altri esseri umani.

I meccanismi di feed-back correggono l’apprendimento del linguaggio.

Ho affermato che l’uomo pensa nella lingua con la quale è abituato a parlare. Pertanto in età successive attraverso il secondo feed-back il bambino corregge il suo pensiero.

Il pensiero quindi si sviluppa sulla base degli stimoli che il giovane riceve. Un esempio frequente è l’orientamento religioso. Un bambino che nasce in una famiglia cattolica e vive in ambienti cattolici verrà plasmato in modo de ritenere corretti quei pensieri che si adattano alla morale cattolica. Un bambino che vivrà in un ambiente ateo o mussulmano avrà comportamenti diversi e svilupperà pensieri diversi.

L’udito è il principale senso utilizzato per l’apprendimento. E’ fondamentale per ricevere informazioni e per ricevere correzioni.

La voce, ovvero il linguaggio, è la funzione attraverso la quale il cervello esprime il suo pensiero.

Da qui le analogie tra mente e computer sono evidenti.

L’orecchio equivale alla tastiera, cioè introduce informazioni e programmi nel microprocessore. Il microprocessore e il disco fisso equivalgono al cervello. Il video evidenzia quanto esprime il computer, equivale alla voce.  

L’analogia tra mente-cervello e computer è sostenuta da Daniel Dennet (4). Esistono scuole di pensiero, soprattutto negli USA, che hanno l’obiettivo di realizzare una intelligenza artificiale.

Ho detto che il linguaggio parlato è fondamentale per lo sviluppo del pensiero.

 

encefalo laterale risonanza carlo govoni otorinolaringoiatraIl cervello visto attraverso una immagine di Risonanza Magnetica Nucleare

 

Sorge una domanda: si può sviluppare il pensiero senza linguaggio?
Occorre precisare subito che l’introduzione di informazioni al cervello non avviene solo tramite l’orecchio, ma attraverso tutti i sensi. Tra questi ha un ruolo importante la vista, meno il tatto e l’olfatto, quasi nulla il senso dell’equilibrio.

Pensiamo ora al caso del bambino che nasce completamente sordo. Occorre tener presente che la sordità totale congenita o acquisita nei primi mesi di vita è una situazione molto rara. Sappiamo che se un bambino non sente, senza una educazione specifica, non sviluppa il linguaggio. In questo modo è bloccata una importante fonte di informazioni. Il linguaggio parlato viene sostituito dalla scrittura. La vista diventa il senso vicariante dell’udito. E’ fondamentale nell’educazione del sordo lo stimolo alla lettura e leggendo apprende ciò che gli altri bambini apprendono col linguaggio. Il concetto che sia necessario l’apprendimento di un linguaggio per sviluppare il pensiero rimane. Anche il bambino sordo totale sviluppa un suo apprendimento tramite la lettura e la scrittura. Questo concetto che il bimbo sordo sia in grado sviluppare un pensiero è stato sostenuto da Furth. Egli scrisse un libro molto noto: pensiero senza linguaggio (5). In realtà il sordo apprende un linguaggio in modalità visivo-gestuale e sviluppa il linguaggio.

Quindi la risposta alla domanda se si può sviluppare un pensiero senza linguaggio è sì. Occorre però precisare che ci si riferisce al linguaggio verbale.

Il problema si complica se precisiamo meglio la domanda: si può sviluppare il pensiero senza qualsiasi forma di linguaggio, sia verbo-acustico, che visivo-gestuale?
Si va verso situazioni cliniche molto particolari e fortunatamente rarissime come il sordo-cieco dalla nascita.
Anche qui qualche possibilità di far entrare informazioni al cervello ci sono. Tatto e olfatto vengono sfruttati come sensi vicarianti. E’ evidente che mano a mano noi togliamo la possibilità di introdurre informazioni al cervello noi riduciamo la possibilità di pensare.

schema mente umana e interazioni

 

Un' utlima domanda: può esistere il pensiero in una persona completamente priva di afferenze sensoriali?
Ritengo che non possa esistere un essere vivente privo al 100% di afferenze sensoriali. E' una situazione che ritengo solo teorica. La mia opinione è che se non ci sono afferenze sensoriali il cervello non ha informazioni da elaborare e pertanto non può esistere il pensiero.

Ho portato il discorso a casi estremi. Sicuramente i bambini che nascono sordo-ciechi o anche semplicemente sordi presentano non pochi problemi di apprendimento, ma non sono non educabili. Voglio rassicurare che oggi, soprattutto grazie all’evoluzione degli impianti cocleari, è possibile il recupero uditivo per molti bambini sordi. Si apre così la più importante via per portare afferenze al cervello.

Il cervello alla nascita è molto simile ad un microprocessore senza programmi. Lo sviluppo avviene attraverso tre meccanismi.

1 – Introduzione di informazioni attraverso gli organi di senso.

2 – Esposizione dei concetti elaborati attraverso il linguaggio parlato e scritto.

3 – Interazioni con gli altri uomini attraverso il linguaggio per correggere quanto elaborato. 

 

Gli organi di senso sono la via afferente al cervello. Il linguaggio in tutte le sue espressioni è la via efferente. La lingua scritta e parlata è la lingua fondamentale, sappiamo che è proprio questa lingua che viene utilizzata dal cervello per pensare.

Alla domanda se la mente si identifica con quanto elaborato dal cervello rispondo di no, sarebbe troppo limitativo. La mente umana si identifica con quanto elaborato dal sistema otoneurolaringologico.

1) Antonio Damasio,  Emozione e coscienza, Milano, Adelphi 2003
2) Antonio Damasio,  Alla ricerca di Spinoza, Milano, Adelphi 2004
3) Jean Piaget, Il linguaggio e il pensiero del fanciullo, Firenze, Editrice Universitaria, 1955.
4) Daniel Dennett,  L’evoluzione della libertà, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2004.
5) Hans G. Furth, Pensiero senza linguaggio. Implicazione psicologiche della sordità. Armando editore, 1993.

 

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Il sistema otoneurolaringologico è l'insieme degli apparati uditivo, neurologico e fonatorio; questi concorrono alla formazione del pensiero. In questo insieme è compresa la mente umana. L'uomo può apprendere informazioni, elaborarle, esprimerle, quindi confrontarsi con altri suoi simili per confermare o correggere il proprio pensiero.
E' la risposta scientifica alla domanda "Che cosa sono io?"
La risposta è: "Io sono il mio sistema otoneurolaringologico."

 

 

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