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Dott. Carlo Govoni

Medico Chirurgo
Specialista in Otorinolaringoiatria
Chirurgia cervico facciale
Master in vestibologia

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Continuo a riportare il testamento di Ludwig van Beethoven, in questa parte sottolineo gli aspetti psicologici in conseguenza della sordità. Se non avete letto la prima parte potete leggerla cliccando qui.

.... "Pur essendo di un temperamento ardente, vivace, e anzi sensibile alle attrattive della società, sono stato presto obbligato ad appartarmi, a trascorrere la mia vita in solitudine. E se talvolta ho deciso di non dare peso alla mia infermità, ahimè, con quanta crudeltà sono stato allora ricacciato indietro dalla triste, rinnovata esperienza della debolezza del mio udito. Tuttavia non mi riusciva di dire alla gente: “Parlate più forte, gridate, perché sono sordo”. Come potevo, ahimè, confessare la debolezza di un senso, che in me dovrebbe essere più raffinato che negli altri uomini e che in me un tempo raggiungeva una grado di perfezione massima, un grado di perfezione quale pochi nella mia professione sicuramente posseggono, o hanno mai posseduto.

Tali esperienze mi hanno portato sull’orlo della disperazione e poco è mancato che non ponessi fine alla mia vita. La mia arte, soltanto essa mi ha trattenuto. Ah, mi sembrava impossibile abbandonare questo mondo, prima di aver creato tutte quelle opere che sentivo l’imperioso bisogno di comporre; e così ho trascinato avanti questa misera esistenza – davvero misera, dal momento che il mio fisico tanto sensibile può, da un istante all’altro, precipitarmi dalle migliori condizioni di spirito nella più angosciosa disperazione.

No, non posso farlo; perdonatemi perciò se talora mi vedrete stare in disparte dalla vostra compagnia, che un tempo invece mi era caro ricercare. La mia sventura mi fa doppiamente soffrire perché mi porta ad essere frainteso. Per me non può esservi sollievo nella compagnia degli uomini, non possono esserci conversazioni elevate, confidenze reciproche. Costretto a vivere completamente solo, posso entrare furtivamente in società solo quando lo richiedono le necessità più impellenti; debbo vivere come un proscritto. Se sto in compagnia vengo sopraffatto da un’ansietà cocente, dalla paura di correre il rischio che si noti il mio stato. E così è stato anche in questi sei mesi che ho trascorso in campagna. Invitandomi a risparmiare il più possibile il mio udito, quell’assennata persona del mio medico ha più o meno incoraggiato la mia attuale disposizione naturale, sebbene talvolta, sedotto dal desiderio di compagnia, mi sia lasciato tentare a ricercarla. Ma quale umiliazione ho provato quando qualcuno, vicino a me, udiva il suono di un flauto in lontananza ed io non udivo niente, o udiva il canto di un pastore ed io nulla udivo.

stieler joseph karl Beethoven ridottoJoseph Karl Stieler - Ritratto di Ludwing van Beethoven

 

Pazienza. Mi dicono che questa è la virtù che adesso devo scegliermi come guida; e adesso io la posseggo. Duratura deve essere, io spero, la mia risoluzione di resistere sino alla fine, finché alle Parche (1) inesorabili piacerà spezzare il filo; forse il mio stato migliorerà, forse no, ad ogni modo io, ora, sono rassegnato. Essere costretti a diventare filosofi ad appena 28 anni non è davvero una cosa facile e per l’artista è più difficile che per chiunque altro. Dio onnipotente, che mi guardi fino in fondo all’anima, [che] vedi nel mio cuore e sai che esso è colmo di amore per l’umanità e del desiderio di bene operare. O uomini, se un giorno leggerete queste mie parole, ricordate che mi avete fatto torto; e l’infelice tragga conforto dal pensiero di aver trovato un altro infelice che, nonostante tutti questi ostacoli imposti dalla natura, ha fatto quanto era in suo potere per elevarsi al rango degli artisti nobili e degli uomini degni. E voi, fratelli miei, Carl e Johann, dopo la mia morte, se prof. Schmidt sarà ancora in vita, pregatelo in mio nome di fare una descrizione della mia infermità e allegate al suo documento questo mio scritto, in modo che, almeno dopo la mia morte, il mondo ed io possiamo riconciliarci, per quanto possibile. – nello stesso tempo vi dichiaro qui tutti e due eredi del mio piccolo patrimonio (se possiamo chiamarlo così) - dividetelo giustamente, andate d’accordo e aiutatevi reciprocamente. Il male che mi avete fatto, voi lo sapete, vi è stato perdonato da lungo tempo. Ringrazio ancora in maniera particolare te, fratello Carl, per l’affetto che mi hai dimostrato in questi ultimi anni. Il mio augurio è che la vostra vita sia più serena e più scevra da preoccupazioni della mia. Raccomandate ai vostri figli di essere virtuosi; perché soltanto la virtù può rendere felici, non certo il denaro. Parlo per esperienza. È stata la virtù che mi ha sostenuto nella sofferenza. Io debbo ad essa, oltre che alla mia arte, se non ho messo fine alla mia vita col suicidio.

State bene e amatevi – Ringrazio tutti i miei amici, in particolare il Principe Lichnowsky (2) e il professor Schmidt. Vorrei che gli strumenti del principe L venissero custoditi da uno di voi, purché ciò non conduca ad un litigio tra di voi. Qualora non possano servire ad uno scopo più proficuo, vendeteli pure; quanto sarò lieto, se potrò esservi utile anche nella tomba – Ebbene, questo è tutto.

Vado con gioia incontro alla Morte – se essa venisse prima che io abbia avuto la possibilità di sviluppare tutte le mie qualità artistiche, allora, malgrado la durezza del mio destino, giungerebbe troppo presto; e indubbiamente mi piacerebbe ritardarne la venuta – Sarei però contento anche così; non mi libererebbe essa forse da uno stato di sofferenza senza fine? Vieni dunque, Morte, quando tu vuoi, io ti verrò incontro coraggiosamente – Addio, non dimenticatemi del tutto, dopo la mia morte. Io merito di essere ricordato da voi, perché nella mia vita ho spesso pensato a voi, e ho cercato di rendervi felici – Siate felici -

Heiligenstadt, 6 ottobre 1802                              Ludwig van Beethoven

 Beethoven Stieler Joseph 1820 quadriitaliani

Ritratto di Ludwig van Beethoven - 1820
eseguito dal pittore Joseph Karl Stieler

 

Faccio fatica a commentare questo testo; gli argomenti importanti sono molti e tutti meritano un approfondimento. La solitudine, la disperazione, la perdita dei contatti umani, il pensiero che si ferma, la mancanza della speranza in un miglioramento.

La sordità fa perdere all'uomo i rapporti con le altre persone, conduce alla solitudine. La sordità separa le persone dalle persone (così disse Helen Keller  1880 - 1968). Il problema vero sono le conseguenze dell'isolamento, l'uomo ha bisogno del confronto dialettico con gli altri uomini. Cosa fanno tutti gli uommini ogni giorno? Si confrontano con gli altri. Attraverso la voce apprendiamo concetti, li elaboriamo e li esprimiamo con la voce. Ma il sordo può fare questo? NO, non lo fa. Non lo fa perchè non riuscirà a percepire i commenti. Quando li perccepirà lo farà con fatica, capirà fischi per fiaschi, quindi abbandonerà il confronto.

In altre pagine ho posto l'attenzione sul bambino nato sordo che non sviluppa naturalmente il linguaggio. Qui il problema è diverso, si tratta di un uomo adulto che parla correttamente, che ha ben consolidati tutti i meccanismi dell'espressione orale, però gli viene a mancare quello che io definisco "il feed-back del confronto verbale con gli altri uomini" e senza questo ritorno l'uomo ha un deficit importantissimo.

uomo che confronta il suo pensiero con altri uomini

 

Confrontarsi verbalmente significa esporre il proprio pensiero, ascoltare le critiche sia positive che negative, modificare o consolidare il proprio pensiero. In ultima analisi chi parla e ascolta "pensa".

Questo feed-back indicato dalle frecce blu è importantissimo per sviluppare il pensiero di ogni uomo. La comunicazione è alla base dell'evoluzione umana.

Vediamo che cosa accade per una persona sorda. Come scrive Beethoven: "... come potevo, ahimè, confessare la debolezza di un senso ...". Il sordo tace, percepisce che gli altri parlano, ma non li comprende. Si isola. Ma c'è di più. Il suo pensiero non evolve come dovrebbe. Beethoven scrive "... non possono esserci conversazioni elevate, confidenze reciproche."  Il limite enorme portato dalla sordità e che pochi capiscono, chi è sordo non riesce a frequentare ambienti di livello culturale elevato, la sua evoluzione culturale si blocca.

Il feed-back che ho indicato viene a mancare. Si crea un deficit importantissimo: l'elaborazione del pensiero perde sicurezza. Le idee suicide espresse nel testamento sono l'espressione di questa insicurezza. La sordità blocca il confronto verbale con gli altri uomini, per questo motivo il sordo si isola e il suo modo di pensare subisce un rallentamento.

Ramon Y Cajal, premio Nobel per la medicina nel 1906 ha detto: "Con la perdita dell'udito si chiude una delle porte più ampiamente aperte sul mondo: quelle attraverso le quali entrano cultura e socializzazione."  L'udito è la porta più importante attraverso la quale entrano informazioni al nostro cervello. 

 

Note:

1 - Parche - Secondo la mitologia greca e romana erano tre sorelle figlie di Giove e di Temi (dea della Giustizia). Una tesseva il filo della vita di ogni uomo (Cloto), un'altra stabiliva il destino e la durata della vita di ognuno (Lachesi), la terza tagliava il filo, cioè decretava la morte (Atropo). Nel testamento Beethoven fa riferimento ad Atropo, cioè a colei che spezzerà il filo della vita.

2 - Principe Karl Alois Lichnowsky - (1761 - 1814) - Principe tedesco noto per il suo mecenatismo musicale, aiutò Mozart e Beethoven. Nel 1800 versò al musicista un assegno annuale di 600 fiorini. In una lettera del 1805 Beethoven affermò che il Principe è stato "uno dei miei più fedeli amici e promotori della mia arte." L'anno seguente i due litigarono furiosamente e il rapporto cessò.

 

 

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