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Dott. Carlo Govoni

Medico Chirurgo
Specialista in Otorinolaringoiatria
Chirurgia cervico facciale 

Tel. 3358040811

Riceve per visite ORL ed opera in poliambulatori e cliniche private a Milano e in Emilia.

La chirurgia microinvasiva dei turbinati inferiori è un argomento di recente introduzione nella pratica otorinolaringoiatrica. Sono numerosi i pazienti affetti da ipertrofia dei turbinati e da altre malattie che portano ad ostruzione respiratoria nasale. Ricordo che l'ipertrofia dei turbinati è un segno che caratterizza diverse malattie. La rinite allergica è la prima malattia a cui si pensa, ma non è la sola. Altra forma di rinite che porta ad ipertrofia dei turbinati è la NARES, cioè la rinite non allergica eosinofila. E' questa una rinite che assomiglia alle forme allergiche, ma non c'è un allergene, cioè non c'è una sostanza che la scatena. Si pensa che anche fattori aspecifici come l'inquinamento e il clima freddo-umido possano favorire l'insorgenza di queste malattie.

Alcuni attribuiscono molta importanza all'inquinamento nel determinare l'ipertrofia dei turbinati. Essendo l'inquinamento un problema ubiquitario è ben difficile riconoscerlo come vera causa, però non possiamo escluderlo. Un'altra causa indiretta è la deviazione del setto. In questi casi si verifica una ipertrofia con precise caratteristiche. Ipotizziamo che il setto nasale sia deviato a destra, è facile che il turbinato inferiore di sinistra si espanda e vada a chiudere quella fossa nasale che si è abnormemente allargata [ipertrofia compensatoria del turbinato o ipertrofia paradossa]. Un'altra causa che porta all'aumento di volume dei turbinati è la rinite vasomotoria. Questa è una rinite aspecifica in risposta alle variazioni di temperatura o di umidità; comporta una liberazione di istamina che viene ritenuta responsabile dell'ipertrofia. 
Abbiamo quindi molte cause che portano ad un unico fenomeno: un ingrossamento persistente (ipertrofia) dei turbinati inferiori. Di conseguenza la respirazione nasale è ostacolata.
Esistono molti farmaci creati per risolvere il problema, ma quasi nessuno risolve l'ipertrofia in modo duraturo. I pazienti sono quindi costretti ad utilizzare farmaci sotto forma di compresse, o spray, o areosol di continuo.

Per chi è fisicamente sano e vuole evitare l'uso dei farmaci è possibile ricorrere alla chirurgia. Oggi sono in atto tecniche microinvasive (o mini-invasive) molto interessanti ed efficaci. Si tratta di interventi di coagulazione dei turbinati mediante laser oppure con radiofrequenze. Personalmente preferisco le radiofrequenze. Queste si utilizzano in anestesia locale e agiscono "a freddo", cioè ad una temperatura tra 40°C e 70°C. Si tratta di una tecnica molto diversa rispetto alla vecchia tecnica che prevedeva una causticazione dei turbinati. Preferisco utilizzare le radiofrequenze in sala operatoria, ma è possibile utilizzarle anche in ambulatorio. Alla fine dell'intervento non è necessario il tamponamento nasale.
La tecnica denominata Radiofrequency Turbinate Reduction (RFTR) si basa sull'utilizzo di un elettrodo di coagulazione bipolare. La mia preferenza è per il CelonProBreath. Questo metodo terapeutico è anche noto col nome di termoterapia a radiofrequenza bipolare (RFITT)
Questo tipo di chirurgia ha alla base un concetto nuovo di chirurgia, conosciuto anche col nome di biosurgery.  Con questo termine s'intendono quelle procedure chirurgiche che rispettano la fisiologia degli organi interessati. Chi opera deve essere poco demolitivo, deve mirare a conservare la funzione ed anche a cercare una rapida guarigione. 

turbinate-RFTR-govoni-1

Nella figura n.1 si vede una fossa nasale sinistra con un turbinato inferiore ipertrofico. Nella figura n.2 si osserva il momento in cui viene introdotto l'elettrodo nel turbinato. Come si vede il sanguinamento è minimo. L'apparecchio a radiofrequenze è comandato da un pedale e il chirurgo ha libere entrambe le mani.

turbinate-RFTR-govoni-2

Dopo ripetute manovre si ottiene una adeguata riduzione del turbinato. Nella stessa seduta si esegue la riduzione di entrambi i turbinati. Il risultato è quello di un turbinato ridotto di volume e ricoperto di croste (vedi figura n.3). Le croste sono piuttosto tenaci e si staccheranno nei giorni successivi in forza di ripetuti lavaggi endonasali. Durante le visite di controllo capita di dover asportare con le pinze alcune croste che non si sono staccate. Il beneficio dell'intervento lo si ottiene dopo circa 15-25 giorni dall'atto chirurgico.

turbinate-RFTR-govoni-3

 

Eseguo questo intervento di devascolarizzazione dei turbinati con radiofrequenze presso l'HESPERIA HOSPITAL di Modena e il COLUMBUS CLINIC CENTER di Milano.
Se vuoi saperne di più tel. 3358040811

Si rimanda ad altri articoli presenti in questo sito sui turbinati inferiori e sulla terapia chirurgica dei turbinati. 

 

Risposte ad alcuni quesiti su anestesia locale e generale.
Diversi pazienti pongono domande sulle differenze tra queste tecniche di anestesia.
Per anestesia locale s'intende un'anestesia che interessa solo le parte del corpo interessata. Le tecniche sono diverse. Il paziente è sveglio e cosciente per tutta la durata dell'intervento. E' ovvio che questa anestesia può essere fatta solo su soggetti collaboranti.
Per anestesia generale s'intende una anestesia praticata dall'anestesista che comporta la narcosi. Il paziente viene addormentato completamente. Il risveglio avverrà sempre in sala operatoria. Dopo dovrà stare in letto per alcune ore.

 

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Nel numero di aprile 2017
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Perforazioni della
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Rinite cronica ostruttiva

Coloro che hanno difficoltà
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