In questa sezione è stata pubblicata l'intervista del 4 dicembre 2011 al Dott. Carlo Govoni effettuata da  una  giornalista della Gazzetta di Reggio.

D: Buongiorno Dottor Govoni, Lei svolge libera professione in diverse città italiane, da quanti anni fa quest'attività?
R: Da circa trent'anni. Ho sempre lavorato a Reggio Emilia ed anche in Piemonte, prima a Cuneo e poi a Verbania. Per un breve periodo ho lavorato anche a Milano e da alcuni anni ho ripreso a lavorare nella capitale lombarda.

D: Cosa ritiene importante nell'attività specialistica ambulatoriale?
R: Ritengo che la disponibilità sia il fattore principale. Quando una persona ha un problema il medico deve cercare di risolverlo presto.

D: Le visite specialistiche di otorinolaringoiatria sono importanti nella medicina preventiva?
R: Sì, per tutti. I pazienti quando presentano un sintomo che riguarda l'orecchio, il naso o la gola e si accorgono che non si risolve devono pensare alla visita da uno specialista. In alcune malattie, in particolare mi riferisco ad alcune patologie otologiche come le ipoacusie a rapida insorgenza, una visita tempestiva è fondamentale per la guarigione.

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D: Ci sono settori dove ritiene importanti le visite otorino?
R: Un settore dove le persone a volte non comprendono l'importanza della visita di un otorinolaringoiatra sono gli infortuni che coinvolgono la testa e il collo. Le occasioni sono più frequenti di quello che comunemente si pensa. Ricordo i traumi cranici, i colpi di frusta cervicali, i traumi distorsivi del rachide cervicale, le fratture ossa nasali, mandibola o altre ossa del volto. Queste sono tutte situazioni che spesso si complicano con vertigini, ipoacusie, difficoltà respiratorie nasali, turbe della masticazione, acufeni. Anche qui è importante una visita alla prima comparsa dei sintomi perchè nel settore assicurativo diventa difficile ottenere un risarcimento se la prestazione specialistica è stata richiesta con ritardo.

D: Il Suo impegno è anche sociale, ci può spiegare meglio il suo interesse per le disabilità in campo otorinolaringoiatrico?
R: Ho sempre cercato di aiutare, per quanto mi è stato possibile, i pazienti sordomuti. Secondo la letteratura medica degli ultimi anni la parola sordomuto dovrebbe essere cancellata dal vocabolario e sostituita da sordo, perché queste persone hanno un solo danno: la sordità. Purtroppo, nonostante i progressi che si sono registrati nelle proposte terapeutiche (protesi acustiche, impianti cocleari) e nell'educazione specifica i pazienti affetti da grave sordità infantile presentano importanti turbe della comunicazione e vivono in condizioni di isolamento sociale.

D: Che cosa auspica per i bambini affetti da sordità?
R: Vorrei vedere sancito il diritto del bambino ipoacusico grave ad essere diagnosticato precocemente e a ricevere terapie adeguate e una educazione specifica.

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D: Quali sono gli aspetti più importanti che un paziente non deve dimenticare?
R: Per prima cosa non si devono sottovalutare i sintomi. Una visita effettuata poco dopo la comparsa dei primi sintomi permette di agire in modo molto più efficace e spesso portare ad una soluzione prima che le condizioni del paziente si possano aggravare. Inoltre il paziente deve ricordarsi di portare con sè tutta la documentazione medica e gli esiti degli esami effettuati anche in passato.

D: Come si deve comportare il paziente per agevolare il lavoro del medico ed avere maggiori possibilità di guarigione?
R: Molto importante è portare la documentazione e gli esami clinici che sono stati effettuati. Sono molto utili i referti ed anche i CD degli esami radiologici e occorre cercare di sfruttarli al massimo anche per evitare che il paziente si esponga a radiazioni non necessarie. Inoltre, conservando questi esami, si contribuisce a ridurre la spesa sanitaria.

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Poi non parlerei di maggiori possibilità di guarigione, ma il paziente, se collabora bene, potrà accorciare i tempi di guarigione. Un pericolo è rappresentato dalla cronicizzazione dei sintomi. Poter effettuare la terapia presto è importante. Un esempio tipico sono le ipoacusie improvvise. Se si può iniziare la terapia entro 2 o 3 settimane dall'evento ci sono possibilità di guarigione. Se il paziente si presenta a prima visita dopo 30-60 gg è facile che la terapia dia scarsissimi risultati.

 

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