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Dott. Carlo Govoni

Medico Chirurgo
Specialista in Otorinolaringoiatria
Chirurgia Testa e Collo
Master in vestibologia

Tel. 3358040811 dal lunedì al venerdì preferibilmente dalle 10,30 alle 12,00   

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Testi

Il rumore è la più importante causa di inquinamento ambientale per la popolazione residente nei centri urbani e che vive seguendo i ritmi propri della civiltà occidentale. Le cause dell'inquinamento acustico sono numerose. La prima fonte di inquinamento sono i mezzi di trasporto sia pubblici che privati. Stare per ore su una autovettura o su un autocarro o anche su una motocicletta sono attività rumorose e anche otolesive. Si percepisce molto rumore anche se si viaggia in tram o in treno o in metropolitana o in aereo. 

In tutte le città dove circolano mezzi di trasporto a motore a scoppio o elettrici su rotaie anche gli abitanti soffrono per l'inquinamento acustico. Ovviamente il rumore del traffico è proporzionato alla zona, al piano e ai sistemi di protezione di cui dispone l'appartamento o l'ufficio. In un appartamento in una zona tranquilla il rumore ambientale è attorno a 30 - 40 dB. Ben diverso è il rumore in una zona di traffico, per esempio in un immobile accanto ad un incrocio con molto traffico il rumore è di 60 - 70 dB. E' importante precisare che 70 dB non sono otolesivi. Il danno acustico da rumore per essere otolesivo deve raggiungere gli 80 - 85 db.

Per quanto attiene l'inquinamento acustico sui luoghi residenziali è molto importante tenere distinte attività temporanee da quelle abituali. Se in una strada si deve interrare un cavo o una tubazione è logico che per alcuni giorni ci sarà un rumore molto elevato, ma per pochi giorni si cercherà eventualmente di utilizzare inserti antirumore e la situazione presto si normalizzerà.

otoprotettori govoni pixabayTappi antirumore - normalmente sono utilizzati negli ambienti di lavoro,
ma possono costituire l'estremo rimedio per l'inquinamento acustico residenziale

 

Il Long Covid determina molti effetti che facciamo fatica a riconoscere, qui parleremo della possibile riattivazione del virus di Epstein-Barr, cioè il virus della mononucleosi infettiva. 

La mononucleosi è una malattia molto nota, è anche conosciuta col nome di malattia del bacio o malattia dei fidanzati. Questo nome deriva dal fatto che si trasmette con la saliva. E' ovvio che non si trasmette solo coi baci, ma anche mangiando o bevendo scambiandosi le posate o i bicchieri. Si possono infettare gli sportivi delle categorie minori dove più ragazzi bevono dalla stessa bottiglia.  La mononucleosi è una malattia tipica degli adolescenti e dei giovani. La maggior frequenza la troviamo nella fascia compresa tra i 12 e i 35/40 anni. Non c'è differenza tra i sessi. Il virus della mononucleosi appartiene, come il citomegalovirus, alla famiglia degli Herpesvirus.

La diagnosi di questa malattia la si esegue con la ricerca degli anticorpi specifici IgG e IgM, solo se entrambi sono elevati possiamo parlare di malattia in corso. La presenza dei soli anticorpi IgG dimostra che la malattia c'è stata, ma non è in atto. E' stato visto che circa il 90% delle persone adulte ha gli anticorpi IgG elevati. Questo significa moltissimi soggetti in qualche momento della loro vita hanno avuto un contagio dal virus di Epstein-Barr (virus della mononucleosi infettiva). Diverse persone hanno avuto questa malattia in modo asintomatico oppure ci sono stati alcuni giorni di malessere e sono stati confusi con una banale tonsillite acuta.

La mononucleosi infettiva è una malattia caratterizzata da una incubazione di diverse settimane, normalmente da quattro a dieci. Il sintomo di esordio è quasi sempre una tonsillite acuta che recede con difficoltà e non risponde agli antibiotici. Le tonsille sono ipertrofiche e criptiche come nella figura che segue.

 tonsille dimensioni grado3 govoni bravo otorinolaringoiatra

 

Quando una persona per motivi di salute è impossibilitata a venire in studio sono disponibile per eseguire visite otorinolaringoiatriche a domicilio del paziente. Le visite a domicilio sono particolarmente indicate per bambini molto piccoli e persone anziane. A domicilio posso eseguire anche esami audiometrici, impedenzometriaesami vestibolari ed indagini fibroendoscopiche.

Per prenotare una visita domiciliare telefonate al   3358040811   La prenotazione dovrà essere fatta contattando per telefono il medico.
Eseguo visite soprattutto nelle zone di Milano - Reggio Emilia - Parma - Modena.  

La visita domiciliare è un servizio privato. Per certe situazioni particolari è indispensabile. Con questa possibilità si riescono a curare persone che per anzianità o per difficoltà fisiche non riescono a raggiungere l'ambulatorio. 

 visita medica domiciliare govoni otoneurologia laringe

 Uno dei vantaggi dell'otorinolaringoiatria è che gli strumenti sono piccoli. In una borsa ci può stare tutto ciò che serve per eseguire una visita completa.

 

 


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Visita specialistica otorinolaringoiatrica

 

Esame audiometrico, un esame che si fa agevolmente a domicilio

 

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La fibroscopia nasale e laringea possono essere eseguite a domicilio

 

 

 

La malattia provocata dal virus Sars CoV 2 ha reso molto frequenti eventi patologici che prima erano rari; questo concetto è applicabile anche alle malattie dell'orecchio.

Dalla letteratura medica nei pazienti affetti da Covid-19 si riscontrano vertigini (12,2 %), acufeni (4,5 %) e ipoacusie (3,1)  [Jafari Z. et al. Hearing Loss, Tinnitus and Dizziness in COVID-19: a systematic review and meta-analysis. Can J Neurol Sci. 2021 Apr 12:1-12 ]  Altri articoli vedono il Long-Covid (cioè gli effetti dell'infezione da Covid-19 caratterizzato da: fatica persistente, continua stanchezza, dolori muscolari e articolari. Tra i sintomi di carattere specialistico occorre ricordare la tosse e la dispnea (difficoltà respiratoria polmonare). Ci piò essere dolore al petto, senso di costrizione toracica, tachicardia e aritmie. Perdita di appetito. Diminuzione o perdita dellolfatto e del gusto. Disturbi del sonno: si alternano la difficoltà ad addormentarsi alla sonnolenza prolungata. Non esiste un test di laboratorio che ci possa dire che siamo affetti da Long Covid. Questa diagnosi è solo clinica, cioè viene formulata dal medico dopo che vi ha visitato. 

 Covid 19 Govoni Carlo otorinolaringoiatra Milano Modena Reggio Emilia Green

 

Sono a tutti noti i deficit a carico di gusto e olfatto e turbe dell'equilibrio dopo l'infezione da Covid-19. Si è visto che sia l'infezione e sia la vaccinazione possono provocare disturbi uditivi. A causa dell'infezione virale o degli effetti collaterali del vaccino sono aumentate di molto le ipoacusie dovute a danni della microcircolazione cocleare. La caratteristica fondamentale è una perdita uditiva che insorge in pochissimo tempo, a volte in alcune ore, a volte anche in minor tempo. Abbiamo il quadro clinico dell'ipoacusia improvvisa. E' noto che la parte della coclea più sensibile agli insulti ischemici è il giro basale, cioè quella parte dove vengono analizzati i suoni acuti. Pertanto è facile vedere ipoacusie rigorosamente monolaterali, più accentuate sulle frequenze acute. 

E' logico che un fenomeno trombotico possa colpire una coclea; è illogico che le colpisca entrambe nello stesso momento. E' anche giustificato il fatto che i danni siano più evidenti sulle frequenze acute, queste sono percepite dai recettori del giro basale della coclea. E' la zona più vasta dove è più facile il riscontro di fenomeni ischemici.

Ho provato ad identificare i tracciati audiologici di più frequente riscontro e li riporto partendo dal più lieve al più grave.

 audiometria covid 19 lieve vaccino carlo govoniQui vediamo una lieve perdita uditiva di tipo percettivo in orecchio destro,
limitata alle frequenze acute.

I pazienti affetti di acufeni sono molti, si parla dell'8% della popolazione, e queste persone rappresentano un problema molto difficile per gli otorinolaringoiatri. Ho lavorato per molti anni nel servizio pubblico e ho capito che non c'era mai il tempo sufficiente per cercare di comprendere i problemi di queste persone. Oggi che lavoro solo nel privato ho più tempo per ciascun paziente, ma capisco che il problema è difficile e anche una visita accurata, a volte, non basta.
Il paziente affetto da acufeni richiede una valutazione molto complessa. Per affrontarlo bisogna conoscere tutta l'audiologia e l'otologia.
Il servizio sanitario pubblico è orientato soprattutto nei confronti di chi ha dolore, o sanguina, o ha perso l'udito. La quasi totalità delle persone che hanno un acufene sono sane, non hanno dolore (il rumore anche se molto fastidioso non è un dolore). Sono pertanto pazienti che spesso escono dagli ambulatori del SSN insoddisfatti, perché vien detto loro che non hanno nulla.

 

Se un paziente ha un acufene qual'è il primo specialista al quale deve rivolgersi?
Non ho dubbi su questa domanda: il primo specialista è l'otorinolaringoiatra. Spiego i motivi. L'acufene è il sintomo di una anomalia, pertanto se la percezione uditiva presenta in uno o in entrambe le orecchie un problema patologico (es. ipoacusia percettiva destra) e il paziente riferisce un acufene in orecchio destro trovo del tutto logico fare accertamenti mirati a capire cosa c'è di anomalo nell'orecchio interno destro.
Se i problemi uditivi del paziente sono generici (es. ipoacusia percettiva bilaterale da trauma acustico cronico) occorre sempre studiare l'apparato uditivo. L'acufene resta un fenomeno che per molti aspetti è oscuro. Nell'articolo "che cos'è l'acufene?" ho scritto alcune indicazioni in proposito.
Ci sono alcuni specialisti non otorinolaringoiatri che vogliono studiare per primi i pazienti con acufeni partendo da presupposti che ritengo inacettabili come una valutazione psicometrica, oppure uno studio delle articolazioni temporo-mandibolari, o uno studio della circolazione dei tronchi sopraaortici, o cercando di conoscere le abitudini alimentari o altro. L'acufene è la percezione di un suono e l'apparato deputato alla percezione dei suoni è quello uditivo. Apparato studiato dagli specialisti in otorinolaringoiatria. Pertanto è su questo apparato che devono partire le indagini diagnostiche. Sarà compito dell'otorino stabilire se c'è o non c'è un danno uditivo.

carlo govoni esegue otoscopia terme ambulatorio dolomia pozza di fassa

Dopo una accurata anamnesi l'otoscopia è il passo iniziale per affrontare un paziente con un acufene. 

 

Se l'apparato uditivo funziona perfettamente che cosa si deve fare?
Questa è una situazione non frequente. Qui l'otorinolaringoiatra deve allargare lo sguardo e cercare di capire se c'è qualche apparato diverso da quello uditivo che può essere alterato e può determinare l'acufene. Nei casi dove emerge che la causa è pressoria, o metabolica, o vascolare, o cerebrale, o altro, allora dovrà essere lo specialista otorino ad indirizzare il paziente allo specialista più idoneo. 

Quale è l'elemento più importante che ci permette di classificare i vari tipi di acufene?
L'elemento più importante è sicuramente la modalità d'insorgenza. Innanzitutto si dovrà distinguere un acufene insorto improvvisamente da un acufene cronico, cioè un acufene insorto in modo impercettibile e il soggetto difficilmente riesce a dare risposte precise. Tra gli acufeni insorti improvvisamente ricordo quelli da trauma acustico acuto e quelli ad eziologia post-traumatica.

Quali sono le caratteristiche di una visita otorinolaringoiatrica per chi soffre di acufene cronico?
Con il termine acufene cronico intendo quei pazienti che hanno un acufene insorto almeno da un anno. E' chiaro che la durata deve far pensare ad un problema non banale. Sono importanti le indagini di base: otoscopia, esame audiometricoimpedenzometria. Molte volte questi pazienti hanno già fatto anche indagini più complesse come ABR, elettrococleografia, Risonanza Magnetica Nucleare Encefalo. In questi casi si dovranno valutare tutti gli esami eseguti e se alcuni non sono stati fatti dovranno essere prescritti.

via uditiva govoni carlo ottorinoLa via uditiva.
Questo è il percorso che deve fare un suono per essere
percepito come tale dal nostro cervello.
IL SUONO dall'ambiente esterno deve raggiungere la corteccia uditiva.
Qualsiasi malattia che alteri questo percorso può essere causa di acufene.


Il medico otorino, sempre alla prima visita, non dovrebbe trascurare gli aspetti psicofisici e comportamentali del paziente. Spesso l'otorinolaringoiatra è chiamato a curare malattie dove c'è una diagnosi semplice ed una terapia ampiamente collaudata (es. tonsillite acuta e antibioticoterapia, tumefazione parotidea e parotidectomia, ecc.). Il rapporto tra diagnosi e trattamento diventa spesso un automatismo nella mente dell'otorinolaringoiatra. Non è assolutamente così per il paziente affetto da acufene.
E' importante capire quale paziente si ha di fronte, se è una persona sfortunata o se ci sono nel suo comportamento degli aspetti che si dovranno modificare. Un esempio può essere la persona che fuma 50 sigarette al giorno. Se il suo problema sarà una tonsillite l'antibiotico sarà di rigore. La riduzione del fumo non sarà rilevante. Se il suo problema è un acufene cronico tutto cambia. Io, come tutti gli otorinolaringoiatri, non abbiamo indicazioni precise e consolidate per la terapia, quindi si dovrà necessariamente insistere sul fumo eccessivo e fare il possibile per modificare il comportamento della persona che abbiamo di fronte. La situazione si complica ulteriormente perchè non necessariamente riducendo il fumo si ridurrà l'acufene.

E' importante capire le abitudini del paziente?
Certamente. E' questo uno dei momenti più rilevanti nella visita di un paziente con acufene. Noi non siamo di fronte ad un ammalato, ma siamo di fronte ad un essere umano che ha un problema. Non possiamo focalizzare la nostra attenzione solo sul problema, ma dobbiamo necessariamente allargare lo sguardo all'uomo. Capire le abitudini di un paziente non è facile. E' necessario fare molte domande e indagare su molti aspetti: lavoro, hobby, vita famigliare, ecc.

Occorre capire se ci sono situazioni dove l'acufene sparisce o diventa più sopportabile o comunque si modifica?
Anche questo lo ritengo un punto determinante, perchè se ci sono dei momenti di sollievo è bene conoscerli alla perfezione. Facendo questo tipo di domande mi è capitato di avere un caso dove il paziente mi ha suggerito la terapia. Ricordo un signore che si lamentava per un acufene insopportabile. Opportunamente interrogato ha detto che il suo acufene migliorava al sabato e alla domenica mattina. E' bastato suggerire al paziente di modificare le sue abitudini di vita, andare a letto presto nei giorni lavorativi e il suo rapporto con l'acufene è migliorato drasticamente.

La dieta influisce sull'acufene?
Nessuno è in grado di dare una risposta certa, però mi sento di ricordare un vecchio concetto: "noi siamo quello che mangiamo". Ludwig Andreas Feuerbach (1804 - 1872) fu il primo a sostenere chè l'uomo è ciò che mangia e se vogliamo pensare meglio dobbiamo nutrirci meglio. In termini più semplici una qualsiasi macchina funziona bene se correttamente alimentata. L'uomo non è altro che una macchina che deve utilizzare adeguatamente il cibo. Questo deve essere equilibrato; non potrà essere scarso e nemmeno troppo abbondante. Non dovrà lasciare scorie eccessive. Tutto è abbastanza logico, ma è molto difficile capire se la persona che ci riferisce di soffrire di acufene ha una dieta incongrua. Le difficoltà aumentano perchè nessuno è in grado di sapere qual'è la dieta più idonea per un buon funzionamento del corpo umano. Oggi ci sono molte persone (dietologici, specialisti dell'alimentazione, ecc.) che si presentano come degli esperti nutrizionisti. Ritengo che senz'altro la dieta possa avere delle influenze sull'acufene, ma individuare le carenze o gli eccessi della dieta del paziente è un punto difficilissimo e ancor più difficile è riuscire a cambiare le abitudini alimentari di una persona.
Alcuni medici sostengono che l'acufene è sostenuto da un eccesso di liquido nell'orecchio interno (il fenomeno si chiama idrope endolinfatica). Per i trattamento dell'idrope sono state proposte numerose diete prive di sodio. Occorre stare molto attenti perchè non è assolutamente certo che l'idrope determini l'acufene, inoltre è difficilissimo diagnosticare un'idrope e comunque si tratterebbe di una situazione molto rara. Altro punto importante è la riduzione del sodio nella dieta produce una variazione minima del sodio nel sangue. Il sodio che arriva alla coclea e al labirinto ci arriva tramite il sangue [nel normale 136-145 mEq/litro]. Se una persona ha valori bassi di sodio (es. 130/135 mEq/litro) non credo che questi possano influenzare un sistema molto piccolo come il sistema coclea/labirinto.

La circolazione del sangue influisce sull'acufene?
Vale lo stesso discorso della dieta. Un qualsiasi organo del corpo umano funziona bene se ha una buona circolazione ematica. Questo concetto vale per l'apparato uditivo. Cercare sempre di migliorare la circolazione dell'apparato uditivo è il presupposto fondamentale per trattare un paziente con acufeni. Un prodotto utilizzato nelle terapie per gli acufeni sono gli estratti di ginkgo biloba. E' un vegetale che ha un'azione antiossidante e quindi ci defende dal danno dei radicali liberi e migliora la circolazione e il microcircolo. Agli otorinolaringoiatri interessano soprattutto i benefici effetti sul microcircolo labirintico e cocleare e su tutto l'apparato uditivo centrale (dal nervo acustico alla corteccia uditiva - aree 41 e 42 di Brodman).

Che tipo di visita si dovrà aspettare un paziente che soffre di acufene?
La visita otorinolaringoiatrica per chi soffre di acufene cronico sarà una visita lunga e complicata. Il paziente potrà aiutare il medico predisponendo gli esami e le terapie già eseguite. Sarebbe bene che i pazienti dichiarassero già al momento della prenotazione che necessitano di una visita per un acufene che li affligge da parecchio tempo. Questo è importante perchè il medico cercherà di riservarvi un tempo adeguato.

 

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