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Dott. Carlo Govoni

Medico Chirurgo
Specialista in Otorinolaringoiatria
Chirurgia Testa e Collo
Master in vestibologia

Tel. 3358040811  preferibilmente dalle 10,30 alle 12,00   

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Testi

Pochi medici hanno capito il dramma che c'è dietro alla perdita uditiva; prenderò spunto da una affermazione di Ramon Y Cajal che mette in chiaro le conseguenze di questo deficit sulla vita di relazione di ogni uomo.

"Con la perdita dell'udito si chiude una delle porte più ampiamente aperte sul mondo: quelle attraverso le quali entrano cultura e socializzazione."   Ramon Y Cajal, premio Nobel per la medicina nel 1906.

Sappiamo che la perdita dell'udito è correlata all'età. Se la vita umana durasse duecento anni saremmo tutti sordi. Sappiamo anche che l'avanzare dell'età comporta una serie innumerevole di problemi, tra questi ha molta importanza il decadimento cognitivo. Non è facile prevenire il decadimento cognitivo, ma cercare il più possibile di conservare l'udito è sicuramente un obiettivo fondamentale.

Ramon Y Cajal Ha detto che la perdita dell'udito comporta perdita della socializzazione e questo è facilmente comprensibile. La socializzazione tra gli uomini è fondata sul dialogo verbo-acustico.

Più difficile è spiegare perché con la perdita dell'udito si perde la capacità di accrescere la nostra cultura. Io sono convinto che fino a quando l'udito funziona in modo accettabile anche l'apprendimento di nuovi concetti si verifica abbastanza regolarmente. Quando i concetti entrano nella mente con la sola lettura sorgono non pochi problemi. Il sordo che legge è molto difficile che confronti il suo pensiero con altri, perché la modalità più semplice di confronto è quella verbo-acustica. Può scrivere, ma con la scrittura è molto facile avere malintesi e perdite di tempo. Oggi si usano le chat, gli scambi di SMS, ecc. dove si può fare una comunicazione senza l'udito, ma è diffcile poter sostenere un dialogo. Se l'argomento è semplice e concreto, per esempio la lista della spesa, questa può essere scambiata molto bene con un SMS. Ma quando l'argomento contiene concetti astratti diventa molto più difficile da trasmettere. 

arte e medicina 2022 sordita carlo govoni

 

Tutto questo lo aveva capito Ludvig van Beethoven che si rese perfettamente conto che col progredire della sordità che lo aveva colpito si isolava dagli amici e pensava che questi lo considerassero un misantropo. Beethoven capiva perfettamente che a causa della sordità spesso era costretto a fingere di aver capito concetti che non aveva compreso affatto. Mi è facile pensare che quando le conversazioni erano culturalmente elevate e spesso si riferivano a concetti astratti lui fosse in notevole difficoltà. Per non dare l'impressione di non capire non partecipava, isolandosi maggiormente. Per un intellettuale rendersi conto di avere difficoltà a migliorare o anche solo mantenere il proprio livello culturale è un dramma. Per questo motivo ritengo che alla base del deficit cognitivo che colpisce tutti gli uomini con l'avanzare dell'età ci sia il deficit uditivo.
Beethoven non era anziano, sappiamo che già a 26 anni aveva i primi sintomi di una incipiente sordità. Il decadimento sensoriale uditivo è un dramma che ci coinvolge tutti, di fronte al quale abbiamo poche armi per combatterlo.

 

Gli effetti "più conosciuti" della perdita uditiva

1 - Minore interazione sociale - Isolamento sociale

2 - Diminuzione della memoria

3 - Minore capacità di apprendimento

 

Questi tre concetti rappresentano i più importanti effetti della perdita uditiva secondo la letteratura corrente. Il primo, cioè l'isolamento sociale, è logico e ben comprensibile a tutti.
Il secondo, la diminuzione della memoria, lo ritengo un falso concetto. Le capacità mnesiche di una persona non sono correlate alla perdita uditiva. Con la perdita uditiva diminuisce il flusso delle entrate nel nostro cervello. Diminuiscono i concetti da memorizzare. 
Anche per la minore capacità di apprendimento vale lo stesso discorso, nella persona che diventa sorda diminuiscono i concetti da apprendere perchè partecipa meno alla vita sociale, perché non capisce pienamente i discorsi che ascolta.

 

Gli effetti della perdita uditiva

1) Isolamento sociale

2) Diminuzione dei concetti da apprendere

 

La diminuzione dei concetti da apprendere si può sintetizzare come "minore sviluppo culturale" in piena sintonia con quanto affermato da Ramon Y Cajal e con quanto aveva intuito Ludwig van Beethoven,

 

 

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- Nel 2017 l'organizzazione mondiale della Sanità (WHO) ha stimato che al mondo ci sono 360.000 persone che soffrono per una grave forma di sordità.  

 

- Accadeva in Italia nel 1969 - Si scambiava la sordità per idiozia.

 .

 

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Scambiare la sordità per idiozia è un errore macroscopico, ma purtroppo nel passato, e nemmeno in un tempo tanto remoto, è accaduto. Sfogliando un libro di audiologia ho trovato questo articolo tratto dalla rivista PANORAMA del 1969 ed ho pensato di inserirlo nel mio sito perchè non si deve dimenticare il passato.

pericolo scambio sordita per idiozia govoni otorino panorama

 

Scambiare il sordo per un idiota è un fatto che nei secoli passati è sicuramente accaduto. Già nel diritto romano il sordomuto dalla nascita veniva visto come una persona che non poteva conoscere bene i suoi diritti e i suoi doveri, pertanto era considerato un incapace e gli veniva assegnato un Curatore. Sappiamo che, soprattutto prima della seconda guerra mondiale, quando non eistevano gli audiometri, la diagnosi di sordità infantile era molto difficile.

Il caso descritto nell'articolo fece molto scalpore perchè la diagnosi di sordità è stata fatta quando era l'anno 1969 e la ragazza aveva 18 anni. Si tratta di una bambina nata nel 1951, in un periodo dove le tecniche audiologiche erano già piuttosto rffinate, però mancavano centri di audiologia diffusi su tutto il territorio nazionale. Non sappiamo in quale provincia abbia vissuto, ma sicuramente negli anni in cui ha fatto le scuole elementari ci potevano essere zone dove l'audiologia infantile era quasi inesistente. Però alla fine degli anni '50, quando la bambina aveva 8-9 anni la diagnosi poteva essere relativamente facile. I bambini iniziano a collaborare e quindi avere un esame audiometrico attendibile non doveva essere un problema.

 

L'udito è il più importante senso che l'uomo possiede.

L'udito non è solo il senso che permette di ascoltare i suoni, è il senso che dà all'essere umano la facoltà di sviluppare il linguaggio parlato. Solo con lo sviluppo del linguaggio si sviluppa il pensiero umano. 
E' vero che il linguaggio si può sviluppare anche in forma scritta o in modalità visivo-gestuale, però la potenza del linguaggio parlato, quindi la modalità verbo-acustica, è nettamente superiore alle altre.

Gli uomini pensano nella lingua in cui sono abituati a parlare.

L'udito rappresenta quindi il senso più importante perchè l'uomo, con l'udito, comunica col linguaggio parlato e sviluppa pienamente il suo pensiero.

Non esiste altro senso così strettamente correlato allo sviluppo del pensiero. Tatto, olfatto e gusto sono percezioni sensoriali finalizzate a fornire determinate informazioni che ci permettono di conoscere l'ambiente che ci circonda. La vista è sempre un senso importante che ci integra con l'ambiente ma le sole immagini non sono altrettanto importanti come le parole. La vista è importante perché attraverso la lettura ci permette di aggiungere al linguaggio parlato anche il linguaggio scritto.
La scrittura è un mezzo espressivo, ma è difficile da realizzare. Per scrivere sono indispensabili la vista, la luce, una buona manualità, uno strumento per scrivere e un supporto su cui farlo. Il linguaggio è semplicissimo da concretizzare, basta avere un buon udito e aver sviluppato il linguaggio. L'articolazione dei fonemi, la loro emissione e la loro comprensione sono eventi automatici per l'uomo che vive in una comunità.
Il classico schema che vede il nostro cervello come un computer dotato di afferenze ed efferenze sarebbe molto limitato se le efferenze fossero solo quelle scritte. Il nostro cervello, o più propriamente il nostro pensiero, si sviluppa attraverso le afferenze uditive e le efferenze linguistiche.

Riporto altre tre considerazioni che sottolineano l'importanza del senso dell'udito [da Carlo Govoni, "La sordità infantile", 1994, Parma, pag. 55].
1 - La quantità di informazioni che raggiungono l'encefalo attraverso il nervo vestibolo-cocleare (o nervo acustico) è notevole. E' questo uno dei più grossi nervi cranici: ha un diametro tra 2 e 5 mm e contiene circa 25.000 fibre nervose.

2 - I messaggi sonori raggiungono l'orecchio da qualsiasi direzione dello spazio e soprattutto non trovano validi ostacoli nel loro cammino.

3 - L'apparato uditivo, a differenza di tutti gli altri sistemi sensoriali, è attivo 24 ore su 24, senza che si possano riscontrare veri e propri momenti di riposo. 

L'udito binaurale (cioè con entrambe le orecchie) è anche importante per l'orientamento spaziale. Se noi siamo al buio e abbiamo solo stimoli sonori siamo in grado di capire dove si trova la sorgente sonora.

Una tesi importante sul rapporto tra pensiero e linguaggio è stata sviluppata negli anni '30 da Lev Semënovic Vygotskij il quale sostenne che pensiero e linguaggio sono indissolubilmente legati tra loro e nascono assieme. Il suo concetto si sintetizza così: non c'è pensiero senza linguaggio (1). Da questa e da altre affermazioni simili si deduce facilmente che linguaggio e pensiero sono azioni diverse che si integrano tra loro. Il linguaggio non serve solo a trasformare in parole i nostri pensieri, ma ha una funzione regolatrice sul pensiero e sul suo sviluppo. Per lo sviluppo del linguaggio è indispensabile l'integrità degli apparati uditivo e fonatorio e l'interazione tra gli uomini. Col linguaggio si interagisce e si forma il pensiero.
Non dobbiamo dimenticare un altro punto fondamentale: l’uomo pensa nella lingua in cui è abituato a parlare.

Lo studio della vicarietà sensoriale è utile per dimostrare le differenze nell'elaborazione del pensiero da parte di chi è cieco e chi è sordo.

E’ molto difficile dare una spiegazione sui meccanismi che portano all’elaborazione del pensiero umano e non ho certamente la pretesa di fornire qualche elemento di certezza in questa particolare problematica. Desidero solo focalizzare l’attenzione su un aspetto che mi interessa in modo particolare, cioè sui rapporti tra mente umana e organi di senso. Ritengo che in questi rapporti sia stata spesso trascurata la funzione della vicarietà sensoriale. A mio parere attraverso l’osservazione della vicarietà si possono trarre interessanti considerazioni sugli stretti legami esistenti tra mente umana e apparati sensoriali più importanti.
La mente umana, sotto il profilo anatomico, è quell’apparato di elaborazione delle informazioni costituito da un aggregato di oltre cinquantamila miliardi di neuroni che interagiscono tra di loro sulla base di meccanismi in parte noti e in gran parte ancora inesplorati.
Sotto il profilo funzionale per mente umana si deve intendere quell’apparato che ci consente di elaborare alcuni dei messaggi che riceviamo. In figura 1 è rappresentato un classico schema della nostra mente e delle sue interazioni. Come si può osservare l’immagine è molto simile ad un qualsiasi schema a blocchi che possiamo trovare nei testi di informatica per spiegare l’hardware di un computer. Infatti, se si vuole mantenere questa analogia, si può dire che l’hardware umano è costituito dal sistema nervoso centrale, dai nervi periferici, dagli organi di senso, dall’apparato fonatorio e dal nostro corpo. Il software è costituito dai programmi, cioè dalle istruzioni presenti nella nostra mente. Di conseguenza il software “biologico” è in stretta dipendenza dalle interazioni con l’ambiente esterno.

schema mente umana e interazioni

Fig. 1 -  Schema della mente umana e delle sue interazioni.

E‘ evidente che le informazioni che la mente è in grado di elaborare provengono quasi esclusivamente dall’esterno, mentre sono di secondaria importanza le informazioni che provengono dal nostro corpo.
Queste interazioni sono state studiate da Sir Karl Popper e da John Eccles e schematizzate in figura 2. Questi autori riconoscono che tutte le esperienze che sviluppano all’esterno e all’interno di un uomo sono riconducibili a tre raggruppamenti, indicati come tre “mondi” (5. 6).
Il mondo 1 è quello degli oggetti e degli stati fisici, vi appartiene tutto ciò che è materia, sia inorganica che organica.
Il mondo 2 comprende gli stati di coscienza. A questo mondo appartengono le nostre conoscenze, le nostre emozioni, i nostri ricordi, le nostre immaginazioni, ecc.
Il mondo 3 comprende la conoscenza in senso oggettivo. Questo è l’intero mondo della cultura, è un mondo che appartiene esclusivamente alla nostra specie.

tre mondi popper

Fig. 2  -  Rappresentazione in forma tabellare dei tre mondi che comprendono
tutto ciò che esiste e tutte le esperienze

secondo quando definito da Karl Popper.
(da John C. Eccles "La conoscenza del cervello", Piccin Editore, Padova, 1976).

 

  1. INTERAZIONI DELL’UOMO CON L’AMBIENTE

Le principali interazioni che l’uomo ha con l’ambiente esterno sono la percezione, l’attenzione, l’apprendimento, la memoria, il pensiero e la comunicazione.

1.1.  La percezione

Per percezione s’intende l’insieme dei meccanismi attraverso i quali la mente acquisisce informazioni sia sugli eventi che accadono nel mondo esterno e sia su quelli che avvengono nell’organismo stesso (ovvero nel così detto “mondo interno”). Distinguiamo quindi, secondo Polten, tre livelli di percezione: una percezione esterna, una percezione interna e una percezione che viene definita l’essenza dell’individuo (“io puro”) (figura 3) (5, 17).
Il primo livello è costituito dalla percezione esterna, cioè da quelle sensazioni che siamo in grado di ricavare attraverso i nostri organi di senso. Noi percepiamo immagini visive, suoni, odori, sensazioni gustative, tattili e dolorifiche. Sempre attraverso gli organi di senso percepiamo sensazioni relative al nostro corpo come il dolore interiore e la sensazione della nostra posizione nello spazio.
Il secondo livello è costituito dalla percezione interna, cioè le nostre emozioni (gioia, paura, tristezza, collera, ecc.), i nostri ricordi, le nostre immaginazioni. Sono queste sensazioni proprie del nostro mondo interno.
Al centro di queste due forme di percezione vi è l’essenza dell’individuo (figura 3). Noi siamo sostanzialmente degli esseri capaci di esperienze coscienti (5, 6).
Affinché si realizzi qualsiasi forma di percezione umana sia esterna che interna, sono presenti diverse strutture: il recettore, il neurone sensitivo primario e i neuroni centrali sottocorticali e corticali.

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Fig. 3 -  Mondo della coscienza.
Le tre componenti postulate nel mondo della coscienza,
assieme a una tavola con l'elenco dei loro costituenti.
(Da John C. Eccles "La conoscenza del cervello", Piccin Editore, Padova, 1976).

Il recettore è quella cellula specializzata in grado di trasformare un’informazione proveniente dall’ambiente esterno o interno in una scarica elettrica di impulsi nervosi. Si distinguono quattro tipi di recettori: esterocettori, telerecettori, enterocettori e propriocettori (Sherrington, 1906) (14,15).
Gli esterocettori sono i recettori tattili, termici e gustativi, mentre i telerecettori sono quei recettori in grado di percepire ciò che viene da lontano, come stimoli visivi, uditivi e olfattivi. Attraverso questi recettori raccogliamo informazioni su quanto avviene nell’ambiente; mentre le informazioni su quanto si verifica all’interno del nostro corpo sono trasmesse dagli enterocettori. Alcuni di loro, quelli situati sulla superficie del canale alimentare, sono in realtà degli esterocettori, cioè dei recettori dolorifici e termici interni al nostro organismo. Altri sono veri esterocettori, che informano il nostro cervello sulla pressione arteriosa, sulla variazione chimiche del sangue ecc.
I propriocettori sono recettori che hanno il compito specifico di portare al cervello informazioni sulla posizione assunta dal nostro corpo nello spazio; comprendono i fusi neuromuscolari, i corpi tendinei del Golgi, i recettori articolari ed i recettori labirintici. I propriocettori inviano stimoli al cervello affinché possa regolare il tono posturale e i movimenti volontari o riflessi.
Si vuole sottolineare che i processi cognitivi iniziano con l’acquisizione di informazioni dall’esterno; quindi nell’ambito della percezione, quella esterocettiva assume un’importanza fondamentale.
Il fenomeno mediante il quale uno stimolo sensoriale arriva alle aree corticali è la base fisiologica della percezione, che permette alle nostre aree corticali di acquisire delle informazioni su quanto avviene nel mondo esterno e dentro di noi (15).

1.2. L’attenzione

Le percezioni che ciascuno di noi riceve, anche in un periodo molto breve, sono numerose. Il nostro cervello è in grado di ignorarne moltissime e concentrarsi solo su alcune di esse. Quindi solo un’esigua parte delle percezioni è sottoposta ad una elaborazione approfondita. Questo fenomeno è l’attenzione. L’attenzione è quindi paragonabile ad un filtro; solo le percezioni particolarmente incisive sono in grado di superarlo per poi essere elaborate in modo approfondito da parte dell’encefalo.

1.3.        L’apprendimento e la memoria

Affinché si possa confrontare quanto appreso con le nuove informazioni è necessario che la nostra mente abbia la capacità di ricordare. Infatti l’uomo è in grado di modificare il comportamento sulla base delle esperienze precedenti. Viene definito come apprendimento la modificazione del comportamento per gli effetti delle percezioni precedenti, cioè dell’esperienza.
Per poter utilizzare quanto si è appreso è necessaria la sua memorizzazione. Questa si svolge in tre fasi: la percezione dei contenuti, la loro conservazione ed infine il recupero dei contenuti.
La memoria è quindi fondamentale nello sviluppo del nostro pensiero, infatti noi non siamo altro che l’insieme dei nostri ricordi. Se ritorniamo alla figura 2 si può vedere che tutto quanto è racchiuso nel mondo 3 e anche parte del mondo 2 può svilupparsi solo grazie alla memorizzazione.

1.4.        Il pensiero

Per pensiero s’intende l’elaborazione delle informazioni. L’uomo ha la capacità di costruire entro il suo apparato cognitivo una specie di modello “virtuale” dell’ambiente. Egli è in grado di operare all’interno di questo modello, trae delle considerazioni ed eventualmente modifica il suo comportamento. Questa capacità di costruire un modello “virtuale” dell’ambiente si realizza soltanto sulla base delle esperienze percettive.
Pensare significa quindi agire interiormente, eseguendo azioni su elementi semplici al fine di ricavare considerazioni più complesse.

1.5.        La comunicazione

La comunicazione è la facoltà di esprimere il nostro pensiero. Nell’uomo si riconoscono due forme importanti di comunicazione: quella verbo-acustica e quella visivo-gestuale. La comunicazione verbo-acustica non è altro che il linguaggio parlato. E’ questo una caratteristica peculiare della specie umana. Tramite il linguaggio gli uomini possono informare gli altri uomini sulle esperienze passate, sui bisogni attuali e sui progetti futuri (2). Una lingua, inoltre, consente di attribuire ad ogni azione o ad ogni oggetto reale un termine astratto. E’ quindi molto facile, attraverso il linguaggio, definire in maniera astratta i vari aspetti della realtà. La nostra mente utilizza appunto il linguaggio per costruirsi quel modello “virtuale” dell’ambiente indispensabile per sviluppare il pensiero. Infatti tutti gli uomini pensano nella lingua in cui sono abituati a parlare.
L’uomo si esprime anche senza gli apparati uditivo e fonatorio: si parla di comunicazione visivo-gestuale. E’ questa una forma di comunicazione che privilegia le possibilità espressive del gesto e dei movimenti del nostro corpo. Si tratta di una modalità espressiva nettamente inferiore, rispetto alla modalità verbo-acustica, per quantità e qualità d’informazioni che si possono trasmettere.

 

2     L'ELABORAZIONE DELLE PERCEZIONI UDITIVE E VISIVE

E’ ormai accertato che la nostra mente, per svilupparsi, deve elaborare informazioni provenienti dall’esterno. Informazioni che raggiungono il nostro cervello attraverso i meccanismi della percezione esterocettiva e dell’attenzione.
Gli stimoli enterocettivi e propriocettivi sono irrilevanti ai fini dell’elaborazione del pensiero. Gli stimoli raccolti dagli entrocettori sono importanti solo per la vita vegetativa e noi raramente ci accorgiamo di queste stimolazioni. Gli stimoli provenienti dai propriocettori sono utili per il controllo della postura e, nell’uomo, per il mantenimento della posizione eretta. I meccanismi propriocettivi che regolano moltissime nostre azioni come il camminare, lo stare in piedi, il gesticolare ecc. hanno importanza solo ai fini della comunicazione visivo-gestuale che, come è stato detto, è più limitata rispetto alla comunicazione verbo-acustica.
Ricordo che il sistema enterocettivo e quello propriocettivo degli uomini non sono dissimili da quelli degli animali, quindi non sono stati certamente questi sistemi che hanno permesso all’uomo di comunicare ed elevarsi rispetto agli altri viventi.
Pertanto è grazie alla percezione esterocettiva che riusciamo a ricevere quelle informazioni che sono necessarie per poter elaborare un pensiero.
Se esaminiamo tutte le afferenze esterocettive che giungono al nostro organismo, appare evidente la loro eterogeneicità. Ritengo che le afferenze olfattive, gustative e tattili abbiano una minor rilevanza rispetto a quelle visive e uditive, quindi prenderò in considerazione solo queste ultime.

 La percezione visiva è immediata, con questa modalità sensoriale è possibile, in frazioni di secondo, raccogliere notevoli informazioni. La percezione visiva è particolarmente precisa, permette di localizzare esattamente la direzione da cui proviene il messaggio ed è possibile, con buona approssimazione, calcolarne la distanza. Per contro l’afferenza visiva può realizzarsi solo in particolari condizioni di luminosità ambientale e qualsiasi corpo opaco costituisce un limite alla visione. Inoltre l’occhio umano ha un angolo di visione limitato a 135°-140°.

 La percezione uditiva solitamente è meno immediata di quella visiva, richiede un’attenzione maggiore e più prolungata. Il suono presenta il notevole vantaggio di non conoscere ostacoli alla sua trasmissione. Solo il vuoto è in grado di bloccare la propagazione delle onde sonore; ma questa condizione è irrealizzabile e sarebbe incompatibile con la vita umana. L’apparato uditivo consente, con discreta approssimazione, di localizzare la direzione da cui proviene il suono e ne valuta la distanza.

Un’altra differenza tra apparato visivo e uditivo è che il primo va incontro quotidianamente a periodi di riposo, mentre il secondo è sempre in una condizione di attività.
Già da queste considerazioni mi sembra di poter riconoscere una maggior importanza al sistema sensoriale uditivo rispetto a quello visivo.
Ritengo però che la differenza sostanziale tra questi apparati sia da ricercarsi nella percezione e nell’acquisizione del linguaggio. Ricordo che l’integrità dell’apparato uditivo è indispensabile per lo sviluppo del linguaggio verbale. Questo è sicuramente il mezzo più naturale e più semplice per esprimere e per comunicare il pensiero umano.
L’integrità dell’apparato visivo è determinante per lo sviluppo della comunicazione gestuale: però questa forma di comunicazione presenta importanti limiti, anche se alcuni Autori hanno cercato di rivalutarla (19, 20, 21).
L’uomo comunica principalmente con la modalità espressiva verbo-acustica: di conseguenza la nostra attenzione permette di concentrarci maggiormente sulle afferenze sonore. Infatti il cervello elabora soprattutto queste afferenze, si esprime principalmente attraverso messaggi verbali organizzati in linguaggio e, sempre grazie al linguaggio, elabora pensieri ai massimi livelli di astrazione (3).
Noi siamo in grado di produrre messaggi verbali solo per effetto di un feed-back verbo-acustico, infatti se fossimo sordi dall’età preverbale non parleremmo. Il messaggio verbale, consentendo l’espressione del pensiero, permette il confronto verbale col pensiero di altri uomini. Da questo confronto ricaviamo continue correzioni o conferme su quanto abbiamo elaborato. Quindi attraverso l’apparato verbo-acustico realizziamo un secondo feed-back che ci permette di operare un’importante azione di controllo sul modello virtuale della realtà esistente nella nostra mente e sulle nostre elaborazioni (fig. 4) (11).

sviluppo pensiero umano

Fig. 4  -   Le componenti anatomiche "essenziali" per lo sviluppo del pensiero.

 

L'apparato uditivo è fondamentale della raccolta delle informazioni dall'ambiente esterno e così inizia il meccanismo dello sviluppo del pensiero. Il cervello pensa preferibilmente nella lingua in cui si è abituati a sentire e poi a parlare. Il nostro cervello stimola l'apparato fonatorio e si esprime tramite messaggi verbali. Il messaggio verbale viene percepito anche da chi lo ha espresso (feed-back verbo-acustico). Questo è un meccanismo indispensabile nell'apprendimento del linguaggio. 
Esiste inoltre un secondo feed-back, tramite il quale confrontiamo il nostro pensiero con quello di altri uomini. Da questo confronto il cervello ricava, sempre tramite l'apparato uditivo, conferme o modifiche al modo di pensare.
Nello schema di fig.4 il cerchio simboleggia l'uomo. All'interno di questo cerchio le frecce nere indicano le vie nervose afferenti, quelle bianche le vie nervose efferenti.

 

L’insieme formato da apparato sensoriale uditivo, cervello e apparato fonatorio rappresenta quindi un sistema essenziale per lo sviluppo delle capacità cognitive dell’uomo. Qualcuno potrebbe obiettare che anche l’apparato visivo avrebbe un ruolo non secondario nella maggioranza dei processi di apprendimento. Personalmente sono convinto che esista una netta superiorità dell’apparato uditivo e desidero esporre più ampiamente questa mia considerazione. Ritengo che il confronto degli apparati sensoriali acustico e visivo possa essere fatto osservando chi è cieco e chi è sordo dalla nascita. Spesso molti studi psicologici condotti su bambini sordi e su bambini ciechi presentano una grave inesattezza. Nei soggetti ciechi è sempre relativamente facile trovare un gruppo di ciechi assoluti: mentre è molto più difficile trovare un analogo gruppo di sordi profondi, in quanto la sordità profonda bilaterale è piuttosto rara. Spesso si osserva che sono stati presi in considerazione anche bambini ipoacusici medi e gravi. A mio parere per confrontare correttamente cecità e sordità occorre far riferimento alla cecità assoluta dalla nascita e alla sordità profonda preverbale (intendendo una perdita uditiva media superiore a 90 dB nell’orecchio migliore). I ciechi hanno difficoltà di apprendimento in relazione ai vari settori dello scibile. Essi apprendono relativamente bene materie in cui è richiesta una capacità di astrazione. Hanno maggiori difficoltà nell’assimilare determinati concetti e alcuni come, per esempio la prospettiva o la topografia sono praticamente impossibili da insegnare a chi non vede dalla nascita. Occorre tener presente che i ciechi sviluppano normalmente il linguaggio ed hanno la tendenza ad elaborare delle descrizioni iperverbali per supplire alle loro carenze. Cercheranno di vicariare alla mancanza della vista soprattutto attraverso il tatto e la comunicazione verbo-acustica. Col tatto potranno apprezzare le forme e, tramite sistemi specifici, per esempio l’alfabeto Braille, saranno in grado di scrivere e leggere. Il compenso al deficit visivo potrà avvenire anche attraverso l’udito. Ai fini della comunicazione i ciechi non trovano ostacoli insuperabili, riescono ad esprimere i loro pensieri tramite la voce e la scrittura. Usano quindi due delle tre principali forme espressive di ogni uomo. La mancanza della vista porta quindi ad una riduzione di alcuni meccanismi di correzione, però non si arriva mai a serie compromissioni delle interazioni con gli altri uomini. Queste interazioni sono il secondo feed-back indicato in fig. 4. I sordi hanno importanti difficoltà di apprendimento, se ben educati riescono a comprendere concetti concreti, mentre hanno notevolissime difficoltà nel compiere ragionamenti astratti. Ricordo ancora che i bambini sordi, presentando un mancato sviluppo del linguaggio verbale, hanno un gravissimo deficit espressivo. E’ questo un deficit che incide profondamente sullo sviluppo mentale. I sordomuti hanno quindi difficoltà notevoli non solo nel percepire informazioni, ma anche nell’esprimere il loro pensiero (4, 12, 13, 18). Vorrei ricordare una nozione di carattere storico che conferma le differenze tra cecità e sordità. Nel diritto romano il sordo dalla nascita era equiparato al grave insufficiente mentale. Solo nella seconda metà del sedicesimo secolo, grazie agli interventi del giurista Paolo Zacchia si arrivò a distinguere, sul piano giuridico, il sordo da chi è affetto da turbe mentali (7). Non è noto che il cieco dalla nascita sia mai stato equiparato al debole di mente.

Sotto l’aspetto anatomo-fisiologico la perdita di una afferenza sensoriale determina la presenza di un’area corticale elettricamente silente. Nel caso della sordità preverbale l’area cerebrale silente comprende l’area acustica e quella del linguaggio. Queste zone d’isolamento elettrico costituiscono un ostacolo per lo svolgimento delle normali funzioni corticali (16). Si può quindi dire che la cecità è la perdita di un’afferenza sensoriale, mentre la sordità determina, oltre che all’esclusione di un’afferenza, anche un’importante diminuzione delle capacità espressive.

 

3.     GLI EFFETTI DELLA VICARIETA' SENSORIALE

Mi sembra evidente che il deficit sensoriale visivo e il deficit sensoriale acustico, essendo handicap molto diversi, abbiano possibilità vicarianti nettamente diverse.
Se, per esempio, prendiamo in considerazione una delle azioni più utilizzate dall'uomo: la lettura, osserveremo che il cieco e il sordo avranno un comportamento diverso. Il cieco, grazie alla tecnica Braille o mediante l'ascolto, sarà in grado di "leggere" qualsiasi testo.
 Inoltre grazie al linguaggio verbale potrà confrontarsi con altri uomini e verificare facilmente se ha compreso quanto ha “letto”. Il suo comportamento si integrerà facilmente con quello degli altri uomini che leggono.
Il sordo profondo, se ben educato, non ha difficoltà a leggere, però ha difficoltà ad esprimersi, quindi non riesce a confrontare con altri uomini il contenuto di quanto ha appreso. Avrà sempre difficoltà per capire se quanto ha letto è stato da lui pienamente compreso. I suoi ragionamenti resteranno chiusi in lui e questo lo porterà a non appassionarsi alla lettura. In ultima analisi il sordo avrà la tendenza a non leggere. Questa verità è ben conosciuta dagli educatori dei sordomuti, i quali sono consapevoli che la stimolazione alla lettura è fondamentale per il recupero di questi bambini (8, 9).
Con questo esempio vorrei evidenziare la profonda differenza che esiste tra chi ha la perdita di una afferenza sensoriale e riesce a superarla parzialmente (il cieco) e chi si trova chiuso tra due handicap, uno esterocettivo e l’altro espressivo (il sordo). Per effetto di questo doppio handicap il sordo trova difficoltà a compiere azioni, come la lettura, in cui l’handicap della sordità dovrebbe essere irrilevante.

 

Il senso della vista risulta quindi vicariabile, almeno in parte, con l'udito e col tatto. 
Il senso dell'udito e la conseguente incapacità ad esprimersi verbalmente sono vicariabili attraverso gli altri sensi in modo del tutto insufficiente per sopperire all'handicap determinato dalla sordità. Per questo sorgono notevoli difficoltà quando si vuole educare ed integrare un bambino sordo.
Questi concetti mi sembrano sufficienti per ritenere molto più grave il danno uditivo rispetto a quello visivo.
Però le differenze, a mio parere, sono ancora più importanti. Chi è privo dell'udito ha notevoli difficoltà ad esprimere il suo pensiero. Ha un' estrema difficoltà a costruirsi un modello "virtuale" della realtà e confrontarlo con quello degli altri uomini. Al sordo manca questo confronto, egli è privo del meccanismo di correzione di quanto ha elaborato interiormente. Infatti chi è sordo dall'età preverbale presenta notevoli difficoltà ad elaborare ragionamenti astratti. Concetti di ordine morale, etico, sociale ecc. sono difficilissimi da apprendere per chi non sente.
E' verosimile che il danno all'attività elettrica corticale prodotto dalla cecità essendo localizzato nella corteccia occipitale, abbia meno interferenze con l'attività elettrica globale e, forse, da qui deriva la sua più facile vicariabilità. E' pure ipotizzabile che la sordità, coinvolgendo aree complessivamente più estese e più centrali, produca una profonda modificazione dell'attività neuronale corticale. In tal modo molti circuiti neuronali saranno interrotti e sarà più difficile sviluppare una vicarietà sensoriale.
E' verosimile che questo comporti nel sordo una diversa organizzazione dei meccanismi di apprendimento, della memoria e della comunicazione, producendo, in ultima analisi, importanti modificazioni nell'elaborazione del pensiero.
Le comuni concezioni sulla cecità vanno da giudizi pessimistici e completamente negativi fino a giudizi del tutto opposti, in cui si riconoscono al cieco delle capacità sensoriali (tattili, acustiche ed olfattive) superiori alla norma. Ovviamente la verità sta nel mezzo. Il cieco non è altro che un essere umano a cui è stato tolto l'uso degli organi della vista (10).
Definire il sordo dalla nascita è estremamente più complesso. E' errato ritenerlo un uomo che non sente, come pure è sbagliato ritenerlo un uomo che non sente e che non parla. Il bambino sordo è un essere umano privo della capacità di udire, incapace di sviluppare naturalmente il linguaggio e, avendo estreme difficoltà a vicariare i suoi deficit, presenta modificazioni neuropsichiche e comportamentali. In altre parole, per effetto della difficoltà ad esprimere il suo pensiero, maturerà un proprio modo di pensare, diverso da quello di altri uomini (1, 9).

In conclusione si sostiene quanto sia importante, nella vita di relazione di ogni uomo, il senso dell'udito e la capacità di esprimersi attraverso il linguaggio. Un deficit del solo apparato uditivo, per effetto delle strette connessioni tra apparati otoneurologico e neurolaringologico, comporta la realizzazione di modelli virtuali della realtà diversi da quelli degli altri uomini. Di conseguenza nel sordo c'è un differente modo di elaborare le informazioni ricevute.
L'uomo, come hanno sostenuto Popper ed Eccles, è un interazionista. La sordità, isolando l'uomo dagli altri uomini, arriva a determinare importanti barriere nello sviluppo cognitivo.
Si vuole quindi sottolineare come l'insieme di apparato uditivo, cervello e apparato fonatorio sia essenziale per l'uomo.
Se si vuole tutelare la salute di ogni essere umano si dovrà, in primo luogo, salvaguardare questi tre apparati.
Da quanto esposto risulta che il cieco, riesce, attraverso i sensi vicarianti a superare pur con difficoltà molte barriere determinate dalla cecità. Per chi è privo dell'udito è sicuramente più difficile riuscire a superare gli ostacoli imposti dalla sordità, la vicarietà sensoriale, come ho accennato, si realizza con difficoltà. Anche se il recupero di un bambino sordo è difficoltoso, non è un evento impossibile. Anche per questi piccoli pazienti ci sono concrete speranze d'integrazione.
Da parecchi anni si è visto che esiste, per chi è sordo dall'età preverbale, la possibilità di ricevere un'educazione specifica e sviluppare possibilità di comunicazione (linguaggio orale e comunicazione visivo-gestuale). Si riconosce che la diagnosi audiologica precoce ed un immediato trattamento educativo specifico siano i punti fondamentali per arrivare ad un recupero di questi bambini.

 

BIBLIOGRAFIA 

1) Bianchi di Castelbianco F., Di Renzo M.: Disfasia, dislessia, sordità. Diagnosi precoce e rieducazione. Edizioni Scientifiche Oppici, Parma, 1986.
2) Bruno G.: Manuale di fisiopatologia della comunicazione verbale. Verduci editore, Roma, 1984.
3) Damasio A.R., Damasio H.: Cervello e linguaggio. Le scienze; 291, nov. 1992: 65-72.
4) Del Bo M., De Filippis A.: La sordità infantile grave. Armando Armando editore, Roma, 1981.
5) Eccles J.C.: La conoscenza del cervello. Piccin editore, Padova, 1976
6) Eccles J.C.: The human psyche. Springer International, Berlin – Heidelberg, 1980.
7) Ferreri G.: Disegno storico dell’educazione dei sordomuti. 3 voll. Soc. Editrice Libraria, Milano, 1916-1919.
8) Francocci G.: Il sordomuto nella scuola e nella vita. F.lli Bocca Editori, Milano, 1942.
9) Furth H.G.: Pensiero senza linguaggio – Implicazione psicologiche della sordità. Armando Armando editore, Roma, 1971.
10) Girladi G.: L’educazione dei ciechi. Armando Armando editore, Roma, 1961.
11) Govoni C.: La sordità infantile. Edizioni Scientifiche Oppici, Parma, 1994.
12) Hirano M., Kirchner J.A., Bless D.M.: Neurolaryngology. College Hill Press. Boston, 1, 7, 1987.
13) Katz J.: Handbook of clinical audiology. Fourth edition. Williams & Wilkins, Baltimore, 1994.
14) Milner P.M.: Psicologia fisiologica. Zanichelli editore, Bologna, 1974.
15) Moruzzi G.: Fisiologia della vita di relazione. UTET, Torino, 1975.
16) Perdoncini G.: La formation du langage de l’enfant sourd. Acta ORL Belga, 1956; 10: 356.
17) Polten E.P.: Critique of the Psycho-Physical Identy Teory. Mouton. The Hague, 1972
18) Sachs O.: Vedere voci. Un viaggio nel mondo dei sordi. Adelphi edizioni, Milano, 1990.
19) Stokoe W.C.: Sign Language Structure: an Outline of the visual Comunication Systems of the American Deaf. Std. Linguistics, vol. 8; 1960.
20) Volterra V.: I segni come parole: la comunicazione dei sordi. Boringhieri editore, Torino, 1981.
21) Volterra V.: La lingua italiana dei segni. La comunicazione visivo-gestuale dei sordi. Il mulino, Bologna, 1987.

 

Tratto da: Verbano Medico, volume XII, 1995, pagg.50-61, Editore l’Eremo di Miazzina, Verbania.

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L’uomo  è  un  interazionista.
L'
apparato otoneurolaringologico è il fulcro della vita di relazione,
è l’apparato che consente lo sviluppo del pensiero.
 

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