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Dott. Carlo Govoni

Medico Chirurgo
Specialista in Otorinolaringoiatria
Chirurgia cervico facciale
Master in vestibologia

Tel. 3358040811   NO SMS

Testi

L'utilizzo delle radiofrequenze in otorinolaringoiatria si sta diffondendo e l'unità CelonLab è da considerare fondamentale. CelonLab ENT è l'unità di controllo per lo sviluppo delle radiofrequenze in ambito otorinolaringoiatrico.
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Lo strumento sfrutta le variazioni termiche dell'elettricità bipolare; si parla di termoterapia indotta dalle radiofrequenze (RFITT).

Le applicazioni nella chirurgia della testa sono numerose.
Ipertrofia dei turbinati inferiori - E' verosimilmente l'uso più frequente.
Iperplasia delle tonsille palatine.
Riduzione delle membrane mucose attorno agli archi palatini nel trattamento della sindrome da apnea del sonno.
Ipertrofia / iperplasia dell'ugola
Viene utilizzato in molti disordini legati al sonno e alla roncopatia cronica.
Trattamento di molti tumori del distretto cervico-cefalico.
Trattamento a livello laringeo della disfonia spasmodica.

I vantaggi dell'utilizzo delle radiofrequenze sono notevoli. Sono strumenti sicuri in sala operatoria; c'è un buon controllo del sanguinamento. Inoltre c'è una funzione di controllo automatico che aiuta l'operatore nell'utilizzo degli strumenti collegati. Ritengo che la caratteristica più importante sia l'ottimo controllo del sanguinamento e questo, soprattutto nella chirurgia nasale, rende quasi superfluo l'uso dei tamponi.
Lo strumento preferenziale per il trattamento dell'ipertrofia dei turbinati inferiori è il CelonProBreath. E' un elettrodo di 1,1 mm di diametro che provoca una coagulazione bipolare. Questo elettrodo è stato specificatamente progettato per i tessuti molli.

Il dott. Carlo Govoni opera con questa tecnica nelle tre cliniche dove lavora: Columbus Clinic Center di Milano, Hesperia Hospital di Modena e G.B. Mangioni Hospital di Lecco.

 

Gli studi storici riferiscono che si iniziò ad educare i bambini affetti da minorazione uditiva nel secolo XVI, prima del rinascimento i sordi vivevano come emarginati. Abbiamo poche notizie su come abbiano vissuto i sordi nel medioevo e nei secoli precedenti, è logico pensare che i soggetti affetti da sordomutismo non fossero integrati nella società.

La storia dei metodi didattici è stata ben descritta da Giulio Ferreri (1), un illustre studioso dei problemi connessi all'educazione dei bambini sordi. E' stato lui ad indicare la seconda metà del secolo XVI come il periodo iniziale della storia dell'educazione al linguaggio delle persone ipoacusiche.

Dalle origini fino alla prima metà del secolo XVI
Identifichiamo questo periodo come la preistoria dell'educazione dei sordi. Infatti nelle civiltà più antiche il sordomuto veniva considerato un soggetto incapace di essere educato e incapace di partecipare alla vita sociale. In quel lontano periodo non era chiaro il rapporto tra perdita della funzione uditiva e mutismo.
Sappiamo che Ippocrate ed Aristotele ebbero delle felici intuizioni su tale patologia, ma queste non vennero sviluppate. Si diffuse il concetto che il sordomuto non fosse educabile per mancanza d'intelligenza.
Un altro filosofo, Paltone (428/427 a. C. - 348/347 a. C.), ebbe l'intuizione che i sordomuti potessero esprimersi tramite gesti, ma anche questo concetto non ebbe seguito.
Il risultato fu che dagli albori della civiltà fino alla prima metà del secolo sedicesimo si diffusero importanti falsi pregiudizi.
1 - Il sordomuto non parla per un difetto incurabile dell'apparato fonatorio.
2 - Il sordomuto, non potendo ascoltare e nemmeno parlare, non è educabile.
3 - Il sordomuto ha capacità intellettive nettamente inferiori a quelle degli altri uomini.

Si pensa che fino al 1550 circa non vi furono casi di educazione di bambini audiolesi. Nella letteratura antecedente al 1550 sono descritti casi di persone che non hanno parlato e, improvvisamente, si sono espresse con la parola. Questi casi hanno le caratteristiche di mutismo psicogeno, dove non c'è mai stata la lesione all'apparato uditivo.
E' difficile capire come vivevano i sordomuti prima del XVI secolo. Probabilmente erano relegati in famiglia, venivano visti come persone bisognose di aiuto, incapaci a svolgere attività produttive ed in grado solo di compiere semplici mansioni. Sul piano giuridico erano considerati degli incapaci, la loro testimonianza non veniva accettata, non potevano fare testamento, era loro vietato intraprendere qualsiasi professione. Sul piano religioso erano considerati non educabili perché il clero riteneva che la fede si propagasse solo con la predicazione in accordo con quanto scritto da S. Paolo. Per questo motivo il soggetto fortemente ipoacusico non poteva conoscere la dottrina cristiana e di conseguenza non poteva ricevere i sacramenti.
Indubbiamente i sordomuti, emarginati nella famiglia, nella società e nei rapporti religiosi, vivevano in una condizione di isolamento particolarmente triste. Alcuni di loro, essendo incapaci di svolgere un lavoro, furono costretti a vivere come mendicanti.

Il primo periodo educativo (dalla seconda metà del secolo XVI al 1777)
Nella seconda metà del secolo sedicesimo iniziarono a cadere i pregiudizi sui sordi dalla nascita.
Gerolamo Fabrizi di Acquapendente (1533 - 1619) è stato il primo ad affermare che il mutismo è la conseguenza della sordità infantile. Comprese che il sordomuto aveva un danno localizzato in entrambe le orecchie e il suo apparato fonatorio era normale. 
Il primo medico a sostenere che il sordomuto poteva essere educato è stato Girolamo Cardano (1501 - 1576). Fu il primo a comprendere che si poteva utilizzare la vicarietà sensoriale. Egli cercò di comunicare con i sordomuti e la sua teoria era racchiusa in questa frase: "il sordo avrebbe dovuto udire leggendo e avrebbe parlato attraverso la scrittura." 
Altro uomo importante nell'abbattere i pregiudizi sui sordomuti è stato Paolo Zacchia (1584 - 1659). Egli era un medico con una grande cultura giuridica. Viene considerato uno dei padri della medicina legale. Lo Zacchia si oppose alla codificazione presente nel Diritto Romano dove i sordomuti erano equiparati agli insufficienti mentali. Per questo autore il sordomuto ha una intelligenza normale, è solo per effetto della sordità e delle difficoltà di comunicazione che il suo sviluppo intellettivo appare rallentato.
In forza delle affermazioni di questi tre medici si giunse ad una svolta nel modo di affrontare i bambini sordomuti. Il sordomuto diventa un individuo che ha solo bisogno di una educazione speciale, idonea a superare il suo handicap.
Sorsero quindi le prime scuole per sordomuti, queste furono a carattere privato e ospitavano i figli di persone benestanti. Tra i primi educatori ricordiamo il monaco benedettino Padre Pedro Ponce de Léon (1520 - 1584). I metodi didattici comprendevano la mimica, la lettura labiale e la lettura di frasi scritte. Uno dei mezzi di comunicazione insegnato dai primi educatori c'è la dattilologia. E' questa una scrittura eseguita con i gesti dove ad ogni lettera corrisponde un preciso gesto.
Nel 1620 venne pubblicato il primo trattato teorico e pratico per comunicare con la dattilologia ad opera di Juan Pablo Bonet. Questo metodo si presentava molto lento e i dialoghi coi bambini sordi erano molto limitati. 
Un notevole passo avanti nell'educazione alla comunicazione dei sordi venne attuato da Giorgio Corrado Amman (1669 - 1724), egli sostenne che l'apparato fonatorio delle persone normali e dei sordi era identico. Scrisse diversi trattati sulle possibilità di far parlare i sordi.
Questo primo periodo si caratterizza per il superamento dei pregiudizi che avevano tenuto per tanti anni i sordi ai margini della società. Sul piano educativo si delineano due tendenze: metodo mimico e metodo orale. Il metodo più diffuso e maggiormente sostenuto dagli educatori era il metodo mimico. Una specie di "scrittura aerea" che avrebbe dovuto sostituire gli aspetti acustici della parola.
Il metodo più recente, sostenuto soprattutto dallo svizzero Giorgio Corrado Amman, si prefiggeva di insegnare al sordo ad utilizzare la sua laringe e quindi emettere suoni. Quest'ultimo metodo venne chiamato: metodo orale

Il secondo periodo educativo (1778 - 1879)
E' questo un periodo ricco di iniziative rivolte al recupero sociale dei bambini sordomuti. L'anno 1778 è l'anno in cui venne aperta a Parigi la prima scuola pubblica per bimbi sordi.
Uno dei personaggi più attivi fu l'abate francese Carlo Michele De l'Epée (1712 - 1789). Fu il fondatore della prima scuola pubblica e scelse il metodo mimico come mezzo preferenziale per comunicare con i sordi. Egli cercò di codificare il linguaggio dei segni utilizzando la dattilologia per i nomi propri e i termini scientifici, inoltre definì dei segni convenzionali per indicare nomi e azioni, permettendo un dialogo sufficientemente rapido. Il metodo dell'abate De l'Epée comprendeva anche lo studio della lettura labiale e anche la possibilità del sordomuto di esprimersi con la parola. Ritengo che in quel periodo fosse relativamente facile dover insegnare a bambini sordomuti diagnosticati tardivamente, quindi bambini con tutti i problemi conseguenti alla diagnosi tardiva come atrofie muscolari da mancato uso di muscoli fonatori. Riporto una frase dell'abate De l'Epée che, pur profondo sostenitore del metodo mimico, lascia comprendere l'importanza del metodo orale: "L'unico mezzo di rendere totalmente i sordomuti alla società è quello d'insegnar loro a comprendere con gli occhi e ad esprimersi con la viva voce." 
A Lipsia il 14 aprile 1778 venne aperta la seconda scuola pubblica per sordomuti per merito di Samuele Heinicke. Questa scuola era basata sul metodo orale.
L'Heinicke studiò anche i problemi psicologici del sordomuto e fu tra i primi a comprendere che il pensiero di questi bambini era fortemente legato alle esperienze visive. Per questo motivo sostenne che il sordo istruito mediante la parola potesse avere una maggiore apertura mentale; da qui la sua ferma opposizione al metodo mimico che definì: "insensato e dannoso per i sordomuti." Ulteriori notizie sul pensiero di coloro che sono sordi dalla nascita sono presenti in altro articolo di questo sito.
Pochi anni dopo iniziò una importante controversia tra l'abate De l'Epée e Samuele Heinicke. I due si confrontarono di fronte agli accademici dell'Università di Zurigo, i quali ritennero che il metodo proposto dall'abate De l'Epée fosse superiore al metodo orale. Il risultato fu che per quasi tutto il secolo XIX il metodo orale si diffuse solo in Germania, mentre il metodo mimico si diffuse in Europa e negli Stati Uniti.

Dopo le scuole di Parigi e Lipsia si aprì a Berlino, ad opera del dott. Ernesto Adolfo Eschke (1766 - 1811) una scuola per sordomuti impostata sul metodo orale, secondo le teorie di Heinicke. Un'altra scuola venne aperta a Vienna e fu impostata seguendo gli insegnamenti dell'abate De l'Epée, integrandoli con insegnamenti finalizzati a favorire lo sviluppo del linguaggio. Alla fine del secolo dicciottesimo sorsero le prime scuole italiane. La prima fu quella di Roma (1784), poi Napoli e Genova. Ulteriori notizie sulle scuole italiane sono presenti in altro articolo.

Nella prima metà del secolo XIX il problema dell'educazione dei bambini con minorazione uditiva venne affrontato da molti educatori di diversi stati europei. Sorsero quindi parecchie scuole, alcune impostate sul metodo mimico, altre sul metodo orale e altre ancora utilizzavano entrambi i metodi.

Il problema dell'istruzione dei sordomuti fu presente anche negli Stati Uniti d'America. Nel 1807 venne aperta la scuola per bambini sordi di New York per merito del reverendo J. Stanford. Successivamente le scuole per sordomuti si diffusero negli Stati Uniti per l'incessante attività del reverendo Thomas Hopkins Gallaudet (1787 - 1851). Egli si recò in Europa e studiò le principali tecniche educative per i sordi. Fu molto interessato al metodo francese dei "segni metodici". Infatti le scuole americane preferirono, all'inzio, il metodo mimico; poi si diffuse anche il metodo orale. Col passare degli anni gli educatori americani divennero molto esperti, ottennerro buoni risultati educativi. Nel 1864 si aprì a Washington il "Collegio Nazionale per sordomuti", cioè la prima scuola di istruzione superiore per questi giovani. La scuola prese il nome di "Gallaudet College" in onore di Thomas H. Gallaudet.

In Europa alcuni educatori, fra questi ricordiamo J. J. Valade-Gabel, proposero con fermezza il metodo orale sostenendo che il sordo doveva imparare la lingua del paese in cui era nato e viveva, sia parlata che scritta. In Germania si cercò di perfezionare il metodo orale e l'educatore più interessante fu Maurizio Federico Hill (1805-1874) che cercò di rendere la didattica per il bambino sordo più simile a quella dei bambini normoudenti.
I principi didattici di Hill si possono così riassumere.
- Predominanza dell'insegnamento orale e della lettura labiale.
- Facilitare lo sviluppo del linguaggio nel sordomuto nel modo più naturale possibile, quasi fosse un bambino udente.
- Insegnare la lingua tenendo presente questi obiettivi: sviluppo dell'intelligenza, comprensione di quanto viene insegnato, cercare di rimuovere ogni ostacolo meccanico all'articolazione dei fonemi e buona pronuncia delle parole.
- Insegnare sempre mediante la parola e pretendere che questa venga sempre usata dagli allievi, anche fuori dell'ambito scolastico.
Le teorie di Hill furono diffuse attraverso diversi libri, uno molto conosciuto è "Guida all'insegnamento dei sordomuti" che venne pubblicato nel 1838. I suoi libri si diffusero in Italia dopo l'unificazione del Regno per merito di Pasquale Fornari (1838-1923) che insegnò nel Regio Istituo per Sordi di Milano.

Nella seconda metà del secolo XIX le disquisizioni didattiche furono particolarmente vivaci e vennero affrontate nel corso di tre importanti congressi: primo congresso degli insegnanti italiani dei sordomuti, Siena, 1873; congresso internazionale di Parigi, 1878;  congresso internazionale di Milano, 1880.

Il congresso di Siena (1873) delineò i criteri fondamentali per una buona lettura labiale e per l'insegnamento dell'articolazione dei fonemi. La maggioranza degli insegnanti italiani era convinta della superiorità del metodo orale rispetto a quello dei segni e si poneva come obiettivo di insegnare ai bambini la lingua parlata e scritta.

Il congresso di Parigi venne promosso per il miglioramento delle condizioni dei ciechi, ma nell'ambito di questa riunione venne istituita una riunione per gli educatori dei sordi. Anche in questa sede i sostenitori del metodo orale prevalsero sui sostenitori del metodo mimico.

La vera svolta avvenne nel congresso internazionale di Milano del 1880.

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Il terzo periodo educativo (dal 1880 ai giorni nostri)
Il congresso di Milano (1880) sancì la predominanza del metodo orale in Europa. Nel medesimo periodo anche negli Stati Uniti si affermò la superiorità del metodo orale.
Il congresso milanese è stato una pietra miliare nell'educazione e nell'integrazione sociale dei bambini sordi. Non fu solo una discussione sui metodi didattici ma si ampliarono le problematiche a tutto ciò che poteva interessare il bambino nato sordo. 
Gli argomenti principali che vennero trattati nel congresso milanese del 1880 sono indicati in dettaglio in altro articolo.

Tra gli argomenti fondamentali si discusse dei diritti del sordomuto. In quel congresso si gettarono le basi per la tutela sociale del sordo dalla nascita. Col passare degli anni sono state approvate leggi specifiche. In Italia ha avuto molta importanza per la tutela dei sordomuti la legge 381 del 26 maggio 1970. Successivamente è stata emanata la legge n. 95 del 20 febbraio 2006 "Nuova disciplina in favore dei minorati auditivi". L'articolo 1, primo comma, di questa legge recita: "In tutte le disposizioni legislative vigenti, il termine "sordomuto" è sostituito con l'espressione "sordo".  
La mia opinione è che le parole debbano essere esplicative di un concetto. Sordomuto esprime un deficit sensoriale acustico che si associava a turbe del linguaggio. Il termine sordo esprime solo il concetto di perdita uditiva, così si accomuna il bambino sordo a colui che è diventato sordo dopo l'adolescenza ed ha perfettamente appreso i meccanismi utili per esprimersi con la parola. 
Successivamente al congresso di Milano del 1880 alcune leggi hanno preso in considerazione le persone sordomute. L'art. 96 del codice penale prevede che il sordo sia imputabile se, al momento di commettere il reato, è in grado di intendere e volere. Il sordo può fare testamento pubblico, può essere interrogato nei processi civili e penali, eventualmente ricorrendo ad un interprete. 

Sempre nel congresso di Milano si affrontò il problema dell'importanza della scuola speciale nell'istruzione dei bambini sordomuti. Fino alla seconda metà del secolo ventesimo si ritenne che l'unica soluzione fosse quella di riunire questi bambini in scuole "speciali" dove c'era personale docente adeguatamente preparato. Un primo tentativo di rendere la scuola obbligatoria per i sordomuti fu presentato nel 1872 dal ministro Cesare Correnti, ma il progetto non si trasformò in legge. Dopo oltre cinquant'anni (1923) venne approvata l'obbligatorietà dell'istruzione per coloro che erano stati colpiti da sordità in età evolutiva.

Altro argomento importante discusso nel congresso di Parigi del 1878, poi nel congresso di Milano e tutt'ora oggetto di importanti dibattiti è la preparazione degli insegnanti. Si parla di didattica specializzata, ma esistono reali difficoltà nel preparare buoni insegnati. Occorre tener presente, come avviene per molti aspetti della didattica, che non esiste un metodo valido per tutti i bambini sordi. Questo perchè tutti i bambini sono diversi ed anche perché le perdite uditive spesso sono diverse. Esistono bambini con residui uditivi più o meno validi ed esistono bambini che con apparecchi acustici o con impianti cocleari o con entrambi i presidi che hanno recuperato parte del loro deficit. Di conseguenza l'insegnante deve conoscere diverse tecniche didattiche e deve essere in grado di scegliere quella più adatta per il bimbo che dovrà educare. L'insegante dovrà anche tener presente che la sordità porta a complesse alterazioni psicologiche per mancanza della più importante fonte d'informazione per l'encefalo. 
La preparazione degli educatori dei bambini sordi è un argomento interessante perchè riconosce la necessità di una preparazione specifica per chi ha questo delicato compito.

_______________
1  Ferreri Giulio: Disegno storico dell'educazone dei sordomuti. 3 volumi. Società Editrice Libraria, Milano, 1916-1919.
2  Francocci G.: Il sordomuto nella scuola e nella vita. F.lli Bocca Editori, Milano, 1942. 
3  Furth H.G.: Pensiero senza linguaggio. Implicazioni psicologiche della sordità. Armando Editore, Roma, 1971.
4  Sacks O.: Vedere voci. Un viaggio nel mondo dei sordi. Milano, Adelphi edizioni, 1990. 

 

Questo argomento è stato affrontato con maggiore completezza nel capitolo 7 del libro "La sordità infantile" di Carlo Govoni.

libro sordita infantile copertina

 

Sempre in tema di educazione Carlo Govoni ha scritto nel 1993 il libro "L'importanza della diagnosi audiologica precoce nell'educazione al linguaggio e nell'integrazione scolastica dei bambini sordi." con prefazione di Guerrino Giocolieri.

Altri articoli sull'importanza dell'udito sono presenti nella sezione otoneurolaringologia.

 

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- Una bambina sorda considerata come una idiota

 

 

Otorinolaringoiatria è una parola che non è ancora entrata nel vocabolario di molti, è la specialità medica che si occupa delle malattie dell'orecchio, del naso e della gola. E' in concreto una specialità molto ampia che si dedica a molte malattie della testa e del collo.

In passato la medicina si divideva in tre branche: medicina, chirurgia e ginecologia. Fu alla fine del XIX° secolo che si comprese che un medico non poteva occuparsi di tutto lo scibile medico o chirurgico e così iniziarono a separarsi le varie discipline specialistiche. L'otorinolaringoiatria è una specialità in parte medica ed in parte chirurgica. Si occupa di un distretto particolare: testa e collo. Su questo distretto agiscono altri specialisti. I neurologi e i neurochirurghi che si occupano soprattutto dell'encefalo e del SNC. Gli oculisti che sono competenti sull'occhio e gli odontoiatri per le loro competenze sui denti e l'apparato masticatorio.
Per identificare meglio gli otorinolaringoiatri vennero chiamati gli specialisti dell'orecchio, del naso e della gola. La parola otorinolaringoiatria entrò in uso agli inizi del '900. Purtroppo nonostante abbia più di 100 anni di vita resta ancora un termine non conosciuto da molte persone.

Il fatto che un medico possa occuparsi solo di alcuni organi e alcune malattie ha comportato progressi enormi. Uno dei progressi che ritengo più interessanti è avvenuto negli anni cinquanta con l'introduzione del microscopio operatorio ad illuminazione coassiale. Questo strumento consente di arrivare a 10 ed anche 20 ingrandimenti, permettendo interventi molto raffinati sulle corde vocali, sulle ghiandole salivari e sull'orecchio.

microscopio binoculare otoscopia fibra

Esempio di microscopio per attività ambulatoriale.

 

Una evoluzione notevole si è avuta nell'audiologia. All'inizio del secolo questa si effettuava con i diapason e le tecniche erano molto semplici. Un passo avanti si è compiuto con l'invenzione dell'audiometro e dell'impedenzometro che si diffusero nel dopoguerra. L'evoluzione ulteriore si è compiuta con l'introduzione di sistemi computerizzati: potenziali evocati uditivi ed otoemissioni.
L'otorinolaringoiatria ha potuto evolversi anche grazie ai progressi di due discipline mediche autonome: la radiologia e l'anestesia.
La radiologia dell'orecchio e della testa in generale ha avuto uno sviluppo notevolissimo con l'introduzione della TAC e poi della Risonanza Magnetica Nucleare.
Le migliorate tecniche di anestesia, l'introduzione dell'ipotensione controllata sono altri passaggi fondamentali per il progresso che c'è stato negli interventi sull'orecchio, sul naso e sulla gola.

Progressi si sono verificati anche nella diagnosi e nella terapia delle vertigini. E' questo un argomento particolare, l'orecchio interno nella sua parte posteriore ha un organo denominato labirinto che è fondamentale per l'equilibrio. Il labirinto fornisce informazioni sulla posizione della testa e sulle accelerazioni e decelerazioni che subisce il nostro corpo.

Ulteriori articoli sulle branche di cui si compone l'otorinolaringoiatria si trovano in questo sito in articoli sull'audiologia, sulle ghiandole salivari, sulla funzione uditiva e sull'otoneurolaringologia. Quest'ultimo è un argomento particolare che comprende le interezioni tra apparato fonatorio, apparato uditivo e le loro connessioni encefaliche.

 

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Otorinolaringoiatra al lavoro.
E' tipico del medico che svolge questa attività tenere la luce frontale sulla testa.

 

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I pazienti affetti di acufeni sono molti, si parla dell'8% della popolazione, e queste persone rappresentano un problema molto difficile per gli otorinolaringoiatri. Ho lavorato per molti anni nel servizio pubblico e ho capito che non c'era mai il tempo sufficiente per cercare di comprendere i problemi di queste persone. Oggi che lavoro solo nel privato ho più tempo per ciascun paziente, ma ritengo che questo ancora non basta.
Il paziente affetto da acufeni richiede una valutazione molto complessa. Per affrontarlo bisogna conoscere tutta l'audiologia e l'otologia.

Se un paziente ha un acufene qual'è il primo specialista al quale deve rivolgersi?
Non ho dubbi su questa domanda: il primo specialista è l'otorinolaringoiatra. Spiego i motivi. L'acufene è il sintomo di una anomalia, pertanto se la percezione uditiva presenta in uno o in entrambe le orecchie un problema patologico (es. ipoacusia percettiva destra) e il paziente riferisce un acufene in orecchio destro trovo del tutto logico fare accertamenti mirati a capire cosa c'è di anomalo nell'orecchio interno destro.
Se i problemi uditivi del paziente sono generici (es. ipoacusia percettiva bilaterale da trauma acustico cronico) occorre sempre studiare l'apparato uditivo. L'acufene resta un fenomeno che per molti aspetti è oscuro. Nell'articolo "che cos'è l'acufene?" ho scritto alcune indicazioni in proposito.
Ci sono alcuni specialisti non otorinolaringoiatri che vogliono studiare per primi i pazienti con acufeni partendo da presupposti che ritengo inacettabili come una valutazione psicometrica, oppure uno studio delle articolazioni temporo-mandibolari, o uno studio della circolazione dei tronchi sopraaortici, o cercando di conoscere le abitudini alimentari o altro. L'acufene è la percezione di un suono e l'apparato deputato alla percezione dei suoni è quello uditivo. Apparato studiato dagli specialisti in otorinolaringoiatria. Pertanto è su questo apparato che devono partire le indagini diagnostiche. Sarà compito dell'otorino stabilire se c'è o non c'è un danno uditivo.

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Dopo una accurata anamnesi l'otoscopia è il passo iniziale per affrontare un paziente con un acufene. 

 

Se l'apparato uditivo funziona perfettamente che cosa si deve fare?
Questa è una situazione non frequente. Qui l'otorinolaringoiatra deve allargare lo sguardo e cercare di capire se c'è qualche apparato diverso da quello uditivo che può essere alterato e può determinare l'acufene. Nei casi dove emerge che la causa è pressoria, o metabolica, o vascolare, o cerebrale, o altro, allora dovrà essere lo specialista otorino ad indirizzare il paziente allo specialista più idoneo. 

Quale è l'elemento più importante che ci permette di classificare i vari tipi di acufene?
L'elemento più importante è sicuramente la modalità d'insorgenza. Innanzitutto si dovrà distinguere un acufene insorto improvvisamente da un acufene cronico, cioè un acufene insorto in modo impercettibile e il soggetto difficilmente riesce a dare risposte precise. Tra gli acufeni insorti improvvisamente ricordo quelli da trauma acustico acuto e quelli ad eziologia post-traumatica.

Quali sono le caratteristiche di una visita otorinolaringoiatrica per chi soffre di acufene cronico?
Con il termine acufene cronico intendo quei pazienti che hanno un acufene insorto almeno da un anno. E' chiaro che la durata deve far pensare ad un problema non banale. Sono importanti le indagini di base: otoscopia, esame audiometricoimpedenzometria. Molte volte questi pazienti hanno già fatto anche indagini più complesse come ABR, elettrococleografia, Risonanza Magnetica Nucleare Encefalo. In questi casi si dovranno valutare tutti gli esami eseguti e se alcuni non sono stati fatti dovranno essere prescritti.

via uditiva govoni carlo ottorinoLa via uditiva.
Questo è il percorso che deve fare un suono per essere
percepito come tale dal nostro cervello.
IL SUONO dall'ambiente esterno deve raggiungere la corteccia uditiva.
Qualsiasi malattia che alteri questo percorso può essere causa di acufene.


Il medico otorino, sempre alla prima visita, non dovrebbe trascurare gli aspetti psicofisici e comportamentali del paziente. Spesso l'otorinolaringoiatra è chiamato a curare malattie dove c'è una diagnosi semplice ed una terapia ampiamente collaudata (es. tonsillite acuta e antibioticoterapia, tumefazione parotidea e parotidectomia, ecc.). Il rapporto tra diagnosi e trattamento diventa spesso un automatismo nella mente dell'otorinolaringoiatra. Non è assolutamente così per il paziente affetto da acufene.
E' importante capire quale paziente si ha di fronte, se è una persona sfortunata o se ci sono nel suo comportamento degli aspetti che si dovranno modificare. Un esempio può essere la persona che fuma 50 sigarette al giorno. Se il suo problema sarà una tonsillite l'antibiotico sarà di rigore. La riduzione del fumo non sarà rilevante. Se il suo problema è un acufene cronico tutto cambia. Io, come tutti gli otorinolaringoiatri, non abbiamo indicazioni precise e consolidate per la terapia, quindi si dovrà necessariamente insistere sul fumo eccessivo e fare il possibile per modificare il comportamento della persona che abbiamo di fronte. La situazione si complica ulteriormente perchè non necessariamente riducendo il fumo si ridurrà l'acufene.

E' importante capire le abitudini del paziente?
Certamente. E' questo uno dei momenti più rilevanti nella visita di un paziente con acufene. Noi non siamo di fronte ad un ammalato, ma siamo di fronte ad un essere umano che ha un problema. Non possiamo focalizzare la nostra attenzione solo sul problema, ma dobbiamo necessariamente allargare lo sguardo all'uomo. Capire le abitudini di un paziente non è facile. E' necessario fare molte domande e indagare su molti aspetti: lavoro, hobby, vita famigliare, ecc.

Occorre capire se ci sono situazioni dove l'acufene sparisce o diventa più sopportabile o comunque si modifica?
Anche questo lo ritengo un punto determinante, perchè se ci sono dei momenti di sollievo è bene conoscerli alla perfezione. Facendo questo tipo di domande mi è capitato di avere un caso dove il paziente mi ha suggerito la terapia. Ricordo un signore che si lamentava per un acufene insopportabile. Opportunamente interrogato ha detto che il suo acufene migliorava al sabato e alla domenica mattina. E' bastato suggerire al paziente di modificare le sue abitudini di vita, andare a letto presto nei giorni lavorativi e il suo rapporto con l'acufene è migliorato drasticamente.

La dieta influisce sull'acufene?
Nessuno è in grado di dare una risposta certa, però mi sento di ricordare un vecchio concetto: "noi siamo quello che mangiamo". Ludwig Andreas Feuerbach (1804 - 1872) fu il primo a sostenere chè l'uomo è ciò che mangia e se vogliamo pensare meglio dobbiamo nutrirci meglio. In termini più semplici una qualsiasi macchina funziona bene se correttamente alimentata. L'uomo non è altro che una macchina che deve utilizzare adeguatamente il cibo. Questo deve essere equilibrato; non potrà essere scarso e nemmeno troppo abbondante. Non dovrà lasciare scorie eccessive. Tutto è abbastanza logico, ma è molto difficile capire se la persona che ci riferisce di soffrire di acufene ha una dieta incongrua. Le difficoltà aumentano perchè nessuno è in grado di sapere qual'è la dieta più idonea per un buon funzionamento del corpo umano. Oggi ci sono molte persone (dietologici, specialisti dell'alimentazione, ecc.) che si presentano come degli esperti nutrizionisti. Ritengo che senz'altro la dieta possa avere delle influenze sull'acufene, ma individuare le carenze o gli eccessi della dieta del paziente è un punto difficilissimo e ancor più difficile è riuscire a cambiare le abitudini alimentari di una persona.
Alcuni medici sostengono che l'acufene è sostenuto da un eccesso di liquido nell'orecchio interno (il fenomeno si chiama idrope endolinfatica). Per i trattamento dell'idrope sono state proposte numerose diete prive di sodio. Occorre stare molto attenti perchè non è assolutamente certo che l'idrope determini l'acufene, inoltre è difficilissimo diagnosticare un'idrope e comunque si tratterebbe di una situazione molto rara. Altro punto importante è la riduzione del sodio nella dieta produce una variazione minima del sodio nel sangue. Il sodio che arriva alla coclea e al labirinto ci arriva tramite il sangue [nel normale 136-145 mEq/litro]. Se una persona ha valori bassi di sodio (es. 130/135 mEq/litro) non credo che questi possano influenzare un sistema molto piccolo come il sistema coclea/labirinto.

La circolazione del sangue influisce sull'acufene?
Vale lo stesso discorso della dieta. Un qualsiasi organo del corpo umano funziona bene se ha una buona circolazione ematica. Questo concetto vale per l'apparato uditivo. Cercare sempre di migliorare la circolazione dell'apparato uditivo è il presupposto fondamentale per trattare un paziente con acufeni. Un prodotto utilizzato nelle terapie per gli acufeni sono gli estratti di ginkgo biloba. E' un vegetale che ha un'azione antiossidante e quindi ci defende dal danno dei radicali liberi e migliora la circolazione e il microcircolo. Agli otorinolaringoiatri interessano soprattutto i benefici effetti sul microcircolo labirintico e cocleare e su tutto l'apparato uditivo centrale (dal nervo acustico alla corteccia uditiva - aree 41 e 42 di Brodman).

Che tipo di visita si dovrà aspettare un paziente che soffre di acufene?
La visita otorinolaringoiatrica per chi soffre di acufene cronico sarà una visita lunga e complicata. Il paziente potrà aiutare il medico predisponendo gli esami e le terapie già eseguite. Sarebbe bene che i pazienti dichiarassero già al momento della prenotazione che necessitano di una visita per un acufene che li affligge da parecchio tempo. Questo è importante perchè il medico cercherà di riservarvi un tempo adeguato.

 

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Come tradizione negli ultimi giorni del mese di maggio 2019 si aprirà a Rimini il 106° congresso  Nazionale della Società Italiana di Otorinolaringoiatria.

Il congresso si articolerà nelle giornate del 29 - 30 - 31 maggio e terminerà il 1° giugno. L'attenzione sarà concetrata sulla patologia vertiginosa (vertigine labirintica), sull'otoneurologia, sulle problematiche delle malattie del sonno e sulle indagini endoscopiche.

otoscopio fibra ottica rigida Hopkins

 

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oltre agli argomenti e approfondimenti, puoi trovare informazioni importanti sulle prestazioni offerte nelle sezioni:

carlo govoni camice bianco milano

Nel sito sono inoltre disponibilil'elenco degli studi medici, delle cliniche e varie altre sezioni.

 

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ECCELLENZE ITALIANE

su ODEON TV
e sul canale 177 del digitale terrestre
il 5 marzo 2020 - ore 18:15
la giornalista Elena Tubertini ha intervistato il dott. Carlo Govoni
che ha parlato di vertigine
e di orientamento spaziale

DIAGNOSI & TERAPIA è una rivista sulla salute in distribuzione nelle farmacie
www.det.it

diagnosi e terapia rivista


nel numero di giugno 2019
c'è stato un articolo di rinologia

scritto da Carlo Govoni 

Lo potete trovare anche al sito
http://www.det.it

http://www.det.it/category/articoli/otorinolaringoiatria/

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