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Dott. Carlo Govoni

Medico Chirurgo
Specialista in Otorinolaringoiatria
Chirurgia cervico facciale
Master in vestibologia

Tel. 3358040811   NO SMS

Testi

La perdita dell'olfatto è una situazione rara, però si deve porre molta attenzione a questo senso e in particolare quando osserviamo diminuzioni o alterazioni sensoriali. Oggi questo argomento ha assunto una maggiore importanza perchè è uno dei sintomi iniziali dell'infezione da Covid-19. 

 

LA PERDITA DELL’OLFATTO

Molti di noi sono portati a dare molta importanza a vista e udito, trascurando gli altri sensi. Negli ultimi mesi l’olfatto e il gusto sono oggetto di maggiore interesse; il motivo è da ricercarsi nella pandemia che ha colpito il pianeta. Tra i tanti effetti negativi che riferiscono le persone che hanno avuto contatti con il virus Covid-19 c’è anche l’alterazione della percezione olfattiva e gustativa. Tra gusto e olfatto il senso più importante è certamente l’olfatto. I due sensi sono correlati, si integrano a vicenda, e quasi sempre alla perdita della funzione olfattiva si associano deficit gustativi. E’ difficile spiegare cosa significa per un essere umano perdere la capacità di riconoscere gli odori. Vivere senza sentire i profumi piacevoli ed anche i cattivi odori vuol dire perdere molte delle nostre certezze. Con la perdita dell’olfatto cessa una funzione fondamentale per la fisiologia del piacere.

Perché alcune sostanze sono odorose ed altre no? Una qualsiasi sostanza che è in grado di emettere un odore è una sostanza che ha la capacità di liberare nell’aria molecole odoranti. Questa capacità è propria dei liquidi e dei gas. Più difficile da realizzarsi per i solidi.

Ora occorre capire come facciamo a riconoscere queste molecole. Attraverso l’aria che respiriamo le molecole odoranti penetrano nelle cavità nasali e raggiungono la parte superiore. In una zona molto piccola, si tratta di circa 4-5 centimetri quadri dove sono concentrati oltre dieci milioni di recettori. I recettori olfattivi sono cellule specializzate in grado di analizzare le molecole odorose e far partire un segnale elettrico. Questa funzione si chiama trasduzione ed è fondamentale. Tutti i nostri organi di senso trasformano i segnali ricevuti, in questo caso l’incontro con sostanze volatili odorose, in un segnale elettrico. Attraverso il sistema nervoso possono viaggiare soltanto onde elettriche e le aree corticali del nostro cervello analizzano solo questi stimoli. Ogni recettore olfattivo presenta un prolungamento (assone). Diversi assoni si uniscono per formare molteplici filamenti nervosi (chiamati dai primi anatomici fila olfactoria). Questi filamenti nervosi (fila olfactoria) escono dalle fosse nasali attraverso i piccoli fori che caratterizzano la lamina cribra dell’etmoide.  Raggiungono l’interno della teca cranica e dopo un percorso molto breve raggiungono il nervo olfattivo (primo nervo cranico). Il segnale di sostanza odorosa è un segnale elettrico che percorre il nervo olfattivo, viene elaborato dal cervello per poi raggiungere la corteccia cerebrale dove avviene il riconoscimento ed anche la memorizzazione.

 

La Vertigine Parossistica Posizionale Benigna (VPPB) o più semplicemente Vertigine Parossistica di Posizione (VPP) viene anche definita cupololitiasi o canalolitiasi o anche labirintolitiasi o impropriamente “labirintitie” è la vertigine più frequente. Questa vertigine si caratterizza per un nistagmo (Ny) tipico in fase attiva, ad origine otolitica, ed è provocata da numerose cause.
La prima rilevazione clinica della VPP fu compiuta da Barany nel 1921 (1). Le successive segnalazioni tuttavia mancarono di continuità e di precisione sia patogenetica che eziologica. Sul piano clinico questa sindrome è stata correttamente definita nel 1952 dagli studi di Dix e Hallpike (2).

 

Definizione

La VPP o cupololitiasi è una sindrome vertiginosa periferica ad alta incidenza, con parossismi vertiginosi scatenati da alcuni movimenti della testa; che presenta possibilità di recidiva dopo un intervallo silente. Si caratterizza per la presenza di un nistagmo (Ny) tipico, patognomonico, che si rivela nella fase attiva. Meno frequente risulta il riscontro di un nistagmo (Ny) "atipico".
Solitamente l'interessamento è monolaterale ed interessa principalmente il CSP rispetto al CSO con un rapporto di 25:1 (9). Sono di più rari gli interessamenti bilaterali o pluricanalari.

 

Epidemiologia

Analogamente alla malattia di Ménière, nella cupololitiasi ci si trova nell'impossibilità, nella maggior parte dei casi, d'individuare l'agente eziologico; con una notevole difficoltà a raggiungere un preciso inquadramento epidemiologico.
Questa situazione è dovuta al fatto che, trattandosi di un'affezione benigna, il paziente non viene quasi mai ospedalizzato. Vi è inoltre una dispersione dei casi dovuta al fatto che non tutti i pazienti sono visitati da specialisti otoiatri ed inoltre esiste una scarsa conoscenza della VPP da parte di molti medici.
La VVP o cupololitiasi colpisce in prevalenza il sesso femminile in un rapporto compreso tra 1,6 : 1 e 2 : 1 (11).
L'età d'esordio è piuttosto variabile, però la maggior frequenza è stata riscontrata tra 50 e 60 anni (11).
In questa malattia si individuano una fase attiva, che dura da qualche giorno ad alcuni mesi, ed una fase inattiva, che va da un anno ad una decina d'anni (11, 12).
Gli studi sull'incidenza di questa malattia non sono molti, alcuni lavori giapponesi riferiscono 10 casi ogni centomila persone (13).

equilibrio carte gioco labirinto vertigine vestibolo govoni otoneurologo

 

Il Covid-19 è un nemico che tutti conoscono, non ha gambe e quindi non è in grado di muoversi; però corre velocissimo perché gli uomini lo portano dappertutto. Ricordo come si muove. Come tutti i virus è un parassita che vive dentro alle cellule dell’uomo, quindi non ha una capacità di muoversi da solo. Provoca una sindrome simil-influenzale che comporta sintomi tipici come la febbre, la tosse e lo starnuto. Può dare anche prima alterazioni e poi perdite dell'olfatto e del gusto. Attraverso la respirazione avviene il passaggio dell’infezione da un uomo ad un altro. Si diffondono nell’aria microscopiche goccioline e tramite queste il Covid-19 si trasmette da una persona ad un’altra. Il punto importante è che nei primi giorni, anche per due settimane, il soggetto contagiato è privo di sintomi, sta bene e continua a fare la sua vita normale. E’ questo il periodo più pericoloso: una persona, senza sapere di essere ammalata, diffonde il virus. Oltre alla trasmissione attraverso l’aria è possibile anche la diffusione attraverso le superfici: sono sempre queste microscopiche goccioline che si depositano su oggetti (maniglie, tavoli, stoviglie, ecc.) e lì il virus non si muove, ma resta vivo per alcune ore. Si ritiene che un contatto con le mani di superfici contaminate e poi un contatto con bocca o naso od occhi costituisca un ulteriore meccanismo di trasmissione.

Cosa dobbiamo fare? Stare isolati, tenere sempre almeno due metri di distanza dalle altre persone. Se abbiamo necessità di avvicinarci ad altre persone dobbiamo usare sempre una mascherina e lavarci spesso le mani con disinfettanti per la pelle. Purtroppo le persone si muovono, camminano, girano con mezzi pubblici. Nei mesi di novembre e dicembre 2019 il virus si manifestava in pochi soggetti residenti nella città di Wuhan (Cina), ma molte persone subito dopo lo hanno fatto arrivare in Europa. E' facile che già ad ottobre il virus fosse presente in Cina. C'è stato un blocco dei voli provenienti dalla Cina (10 febbraio 2020) ma si è arrivati in Italia ugualmente facendo scalo all'estero e cambiando volo. Il 21 febbraio 2020 c'è stato il primo caso di persona infettata in Italia. Oggi è pandemia, il Covid-19 è presente in Europa e in tutti i continenti, eccetto l'Antartide.

Esagerate nelle misure di prevenzione: vivete isolati, autoisolatevi, se non fate un lavoro indispensabile bloccate la vostra attività. E' più importante la salute o la ripresa economica? Rileggete l'articolo: La salute non è tutto, ma senza la salute tutto è niente (Diagnosi & Terapia n.8 - ottobre 2018). Non dimenticate che il Covid-19 non ha gambe, ma corre velocissimo con le gambe degli uomini.

 

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Continuo a riportare il testamento di Ludwig van Beethoven, in questa parte sottolineo gli aspetti psicologici in conseguenza della sordità. Se non avete letto la prima parte potete leggerla cliccando qui.

.... "Pur essendo di un temperamento ardente, vivace, e anzi sensibile alle attrattive della società, sono stato presto obbligato ad appartarmi, a trascorrere la mia vita in solitudine. E se talvolta ho deciso di non dare peso alla mia infermità, ahimè, con quanta crudeltà sono stato allora ricacciato indietro dalla triste, rinnovata esperienza della debolezza del mio udito. Tuttavia non mi riusciva di dire alla gente: “Parlate più forte, gridate, perché sono sordo”. Come potevo, ahimè, confessare la debolezza di un senso, che in me dovrebbe essere più raffinato che negli altri uomini e che in me un tempo raggiungeva una grado di perfezione massima, un grado di perfezione quale pochi nella mia professione sicuramente posseggono, o hanno mai posseduto.

Tali esperienze mi hanno portato sull’orlo della disperazione e poco è mancato che non ponessi fine alla mia vita. La mia arte, soltanto essa mi ha trattenuto. Ah, mi sembrava impossibile abbandonare questo mondo, prima di aver creato tutte quelle opere che sentivo l’imperioso bisogno di comporre; e così ho trascinato avanti questa misera esistenza – davvero misera, dal momento che il mio fisico tanto sensibile può, da un istante all’altro, precipitarmi dalle migliori condizioni di spirito nella più angosciosa disperazione.

No, non posso farlo; perdonatemi perciò se talora mi vedrete stare in disparte dalla vostra compagnia, che un tempo invece mi era caro ricercare. La mia sventura mi fa doppiamente soffrire perché mi porta ad essere frainteso. Per me non può esservi sollievo nella compagnia degli uomini, non possono esserci conversazioni elevate, confidenze reciproche. Costretto a vivere completamente solo, posso entrare furtivamente in società solo quando lo richiedono le necessità più impellenti; debbo vivere come un proscritto. Se sto in compagnia vengo sopraffatto da un’ansietà cocente, dalla paura di correre il rischio che si noti il mio stato. E così è stato anche in questi sei mesi che ho trascorso in campagna. Invitandomi a risparmiare il più possibile il mio udito, quell’assennata persona del mio medico ha più o meno incoraggiato la mia attuale disposizione naturale, sebbene talvolta, sedotto dal desiderio di compagnia, mi sia lasciato tentare a ricercarla. Ma quale umiliazione ho provato quando qualcuno, vicino a me, udiva il suono di un flauto in lontananza ed io non udivo niente, o udiva il canto di un pastore ed io nulla udivo.

Uno dei primi sintomi che presentano il 30/40% dei pazienti affetti da Covid-19 è la diminuzione e poi la perdita dell’olfatto (iposmia ed anosmia).

L'infezione da Covid-19 inizia con un periodo di incubazione che varia da 2 a 14 giorni, mediamente dura 5-6 giorni. In questo periodo il paziente non ha sintomi. E' proprio in questo periodo che occorre porre molta attenzione al gusto e all'olfatto.

E’ questa una evidenza sottolineata in un primo tempo da medici di alcuni stati (Corea del Sud, Cina e Italia), oggi da tutti. E’ noto che al deficit sensoriale olfattivo si associano alterazioni del gusto (disgeusia e ageusia). Ritengo che le alterazioni del gusto siano un segno un poco più tardivo e secondario rispetto alla diminuzione dell’olfatto.

Non è noto il meccanismo d’azione del Covid-19 a carico delle mucose nasali, sappiamo però che la porta di entrata del virus nel corpo umano è nella grande maggioranza dei casi il naso e la bocca. Può penetrare anche dagli occhi, ma questa via di contagio la considero più rara. E' quindi facile che penetri nelle cellule della mucosa nasale e lì porti ad alterazioni dei recettori olfattivi.

Tutte le volte che respiriamo noi introduciamo piccolissime goccioline emesse nell'aria dalle persone che ci stanno vicino. Se ci siamo avvicinati ad una persona portatore del nuovo Coronavirus (anche se privo di sintomi e ignaro di avere la malattia) esiste la possibilità che anche noi ci infettiamo. Queste invisibili goccioline si chiamano goccioline di Flügge. Sono state scoperte dal batteriologo Carl Flügge (1847 – 1923), egli ha individuato queste microscopiche goccioline che, quando un soggetto espira o quando parla, escono dal cavo orale e dal naso e sono il veicolo attraverso il quale un soggetto infetto trasmette l’infezione ad altre persone che stanno accanto a lui.

Oggi sono diversi gli otorinolaringoiatri nel mondo e anche in ITALIA che nella loro casistica personale riferiscono di persone affette da iposmia o anosmia e contemporaneamente sono Covid-19 positivi. I riscontri sono dati dai medici dei tre stati più colpiti: Cina, Corea del Sud, Italia (in particolare Italia settentrionale). C’è una pubblicazione su ENT UK del prof. Claire Hopkins dove riferisce osservazioni personali di iposmia in Covid-19 positivi e si è consultato anche con otorinolaringoiatri francesi e nordamericani, i quali hanno avuto gli stessi riscontri.

Secondo un virologo tedesco attivo nel distretto di Heisberg, il prof. Hendrick Streeck, l'anosmia e la disgeusia sono molto importanti. Egli ha interrogato molte persone Covid-19 positive in trattamento domiciliare e nella sua ricerca due terzi dei pazienti esaminati hanno riferito turbe olfattive e gustative. Mi è stato riferito che diverse persone della zona di Codogno hanno presentato questo segno.

La diminuzione dell’olfatto è un segno molto importante. Sono un otorinolaringoiatra che ha sempre avuto interesse verso la funzione olfattiva, ma prima della pandemia da Covid-19 le persone che si rivolgevano a me per un problema olfattivo erano molto poche. Penso che i sintomi dell'iposmia, dell'anosmia e della disgeusia, proprio perché sono molto rari, siano da tenere nella massima considerazione. 
Ritengo IMPORTANTE:
1 - FATE AUTOVALUTAZIONI DELL'OLFATTO E SE RISCONTRATE UN DEFICIT RIFERITELO AL MEDICO.
2 - AI MEDICI: INTERROGATE I PAZIENTI SULLE PERDITE OLFATTIVE. PROVATE L'OLFATTO. SE C'E' IL SOSPETTO E' BENE FARE UN TAMPONE

E’ difficile fare una prova olfattiva seria senza farsi condizionare, comunque provare da soli il proprio olfatto in questo difficile momento lo ritengo importante. Le prove più semplici sono aprire il boccetto di un profumo e verificare se siamo in grado di percepirne la fragranza, oppure fare lo stesso con un pacchetto di caffè macinato. Quando si fanno queste prove è bene che il locale sia stato precedentemente areato, ci sia assenza di odore ambientale e il soggetto non abbia malattie nasali tali da compromettere l'olfatto (per esempio la poliposi nasale). Il caffè lo ritengo più importante per fare una autodiagnosi, perché si può tenere il contenitore del caffè a distanza, per esempio a 30 cm dal naso, e capire se ne avvertiamo l’aroma. Questa prova dipende dalle dimensioni del pacchetto o della scatola nella quale conserviamo il caffè. Pertanto occorre che ciascuno cerchi di individuare la distanza dal contenitore al naso, che è necessaria per riconoscere uno sfumato odore del caffè.

I medici potrebbero preparare due o tre provette uguali con sostanze diluite odorose e aggiungere una o due, sempre uguali, e far riconoscere quelle con le sostanze odorose.

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oltre agli argomenti e approfondimenti, puoi trovare informazioni importanti sulle prestazioni offerte nelle sezioni:

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Nel sito sono inoltre disponibilil'elenco degli studi medici, delle cliniche e varie altre sezioni.

 

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ECCELLENZE ITALIANE

su ODEON TV
e sul canale 177 del digitale terrestre
il 5 marzo 2020 - ore 18:15
la giornalista Elena Tubertini ha intervistato il dott. Carlo Govoni
che ha parlato di vertigine
e di orientamento spaziale

DIAGNOSI & TERAPIA è una rivista sulla salute in distribuzione nelle farmacie
www.det.it

diagnosi e terapia rivista


nel numero di giugno 2019
c'è stato un articolo di rinologia

scritto da Carlo Govoni 

Lo potete trovare anche al sito
http://www.det.it

http://www.det.it/category/articoli/otorinolaringoiatria/

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