Oggi molte persone lavorano stando per molte ore al giorno con un telefono acceso in mano o con una cuffia attraverso la quale ascoltano quasi in continuazione. Alcuni lavorano come liberi professionisti, altri come dipendenti. Tra questi ultimi ci sono gli operatori di call center e i centralinisti.

Ho notato che molti di questi lavoratori si rivolgono agli otorinolaringoiatri ed esternano le loro preoccupazioni. Quasi tutti pensano che lo stare molte ore accanto ad apparecchi elettroacustici possa essere dannoso.
Innanzitutto occorre precisare che non ci sono prove che l’uso prolungato (6-8 ore al giorno) di apparecchi telefonici sia tradizionali, che tipo cordless o telefoni cellulari o impianti Wi-fi sia dannoso per l’udito.  Questa è una considerazione di tipo statistico, però spesso il paziente non chiede allo specialista di ragionare in termini statistici ma esige una risposta personale. Infatti per chi lavora sempre al telefono poco importa se la sua attività non è considerata dannosa per il 99,0% della popolazione. L’importante è che non sia dannosa per lui.
Il problema da generale diventa personale. Si deve capire se l'uso prolungato di apparecchi telefonici è dannoso.

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Occorre fare una precisazione: tutti gli apparecchi telefonici producono suoni e quelli senza fili, cioè cordless, cellulari e Wi-fi emettono anche radiazioni elettromagnetiche. Ho precisato che le statistiche cliniche sull'uso di questi strumenti telefonici non li considerano dannosi per gli utilizzatori e quindi il datore di lavoro non è tenuto a comportamenti specifici atti a tutelare il dipendente che per contratto deve utilizzare questi apparecchi. E’ facile che nella visita medica per l’assunzione di un centralinista o di un operatore di call center non venga eseguito un esame audiometrico.
Preciso che in medicina si parla di danno acustico quando una esposzione ad una sorgente sonora comporta una diminuzione permanente dell'udito almeno su una frequenza del campo tonale. 

Io ritengo che un operatore telefonico debba sottoporsi a visita otorinolaringoiatrica con esame audiometrico al momento dell’assunzione. E’ importante che uno specialista certifichi che l’udito è normale e che tutto l’apparato uditivo è integro. Questo documento lo ritengo fondamentale e, anche se non rischiesto dal datore di lavoro, debba essere conservato dal paziente.

A tutt’oggi sono poche le persone che hanno fatto per 40 anni un lavoro dove sono state al telefono 6-7 ore al giorno. Quindi le nostre conoscenze su eventuali danni acustici cronici sono molto limitate. Occorre anche tener presente che per effetto dell’invecchiamento tutti, nel periodo dai 20 ai 60 anni perdiamo udito, quindi diventa difficile capire se un sessantenne ha ridotto le sue capacità uditive per effetto del lavoro di operatore telefonico o per effetto dell’età o per entrambe le cause. 

Gli apparecchi telefonici. - I telefoni producono suoni a bassa intensità. Credo che nessun apparecchio comune superi in uscita i 70 dB. Pertanto il rumore generato dall’apparecchio in condizioni normali non è un suono pericoloso. Occorre però tenere presente che non tutti gli apparecchi telefonici sono uguali e alcuni possono presentare interferenze. Uno dei fenomeni dannosi noti degli apparecchi elettroacustici è l’effetto Larsen. Si tratta di un effetto generato dal fatto che un suono amplificato dall’apparecchio elettroacustico si ripresenta al microfono e viene amplificato ulteriormente. Il risultato è un fischio di elevatissima intensità, e spesso può superare i 100 dB. Questa situazione da me ipotizzata è una situazione limite, che, per quanto mi risulta abitualmente non succede, ma in circostanze particolari può accadere. Questo rischio si può verificare durante riparazioni degli apparecchi o se l'apparecchio è difettoso. Faccio questo esempio per spiegare che ogni singolo apparecchio elettroacustico dovrebbe essere valutato singolarmente in quanto, se presenta dei difetti, può diventare otolesivo.
Quindi il consiglio che rivolgo agli operatori telefonici è di conoscere sempre molto bene gli apparecchi in dotazione e stare attenti a rivelarne eventuali difetti.

La sensibilità acustica individuale. - Un altro problema è la sensibilità di ogni persona. E' questo un problema di carattere sanitario. La medicina legale, la medicina assicurativa vorrebbero che tutti gli uomini si comportassero allo stesso modo. Purtroppo la realtà è ben diversa. La sensibilità individuale ai rumori è diversa da soggetto a soggetto. La circostanza è anche facilmente dimostrabile: gli operai di una stessa fabbrica, dove assorbono tutti un rumore molto simile, dovrebbero perdere tutti l'udito in modo più o meno uguale alla stessa età. Questa considerazione non è vera proprio perchè tutti gli uomini sono diversi. 
Ho detto che raramente un apparecchio telefonico può superare i 70 dB e pertanto non è otolesivo per la maggioranza delle persone. Però occorre tener presente che ci può essere una minoranza, uno su diecimila o anche uno su centomila che possono venire danneggiati da un rumore continuo, anche non eccessivamente intenso.

Che cosa si può fare per sapere se una persona è o non è otosensibile?
Purtroppo non esiste un esame specifico. Ritengo opportuno che un lavoratore centralinista o operatore di call-center si sottoponga di sua volontà a controlli audiometrici periodici. Come ho detto dovrebbe fare un esame audiometrico all’inizio dell’attività e poi diversi esami a cadenza biennale o triennale. Se lo specialista osserverà un peggioramento è importante che valuti il rapporto esistente tra la perdita uditiva media in relazione al sesso e all’età e la perdita uditiva riscontrata. Se si osserva che il soggetto sta peggiorando in modo più grave rispetto a quello che dovrebbe essere il peggioramento dovuto al solo scorrere degli anni diventa ragionevole pensare che il lavoro stia determinando un danno acustico.

Non ritengo che sia facile riuscire a dimostrare che c’è stata una perdita uditiva da uso di apparecchi telefonici, però se ci sono diversi esami audiometrici coerenti tra loro penso che sia possibile.

E’ anche importante dimostrare che non si sono svolte altre attività otolesive come l’aver svolto attività subacquea, l’utilizzo di armi da fuoco o altri lavori che implicano l’utilizzo di macchine rumorose.

Nella legislazione italiana le attività lavorative dove il rumore ambientale è superiore agli 85 dB(A) ed anche per quelle dove la rumorosità è compresa tra 80 e 85 dB(A) è relativamente facile far riconoscere una ipoacusia come un’ipoacusia professionale.
La legge obbliga il datore di lavoro a sottoporre a Sorveglianza sanitaria (esami audiometrici) i lavoratori la cui esposizione al rumore supera gli 85 dB(A). I controlli audiometrici sono estesi ai lavoratori esposti a rumore ambientale maggiore di 80 dB(A) quando il medico di fabbrica (medico competente) li ritiene necessari oppure per specifica richiesta del dipendente.
Per gli altri lavoratori (cioè quelli con esposizione inferiore a 80 dB(A) esiste l'inversione dell'onere della prova. Deve essere il lavoratore a dimostrare che ha fatto uso di stumenti otolesivi ed ha subito un danno.
Occorre ricordare che l’attività del centralinista non rientra tra quelle dove è prevista la sorveglianza sanitaria e pertanto spetta al lavoratore di dimostrare che c’è stato un nesso di causalità tra il lavoro svolto e la malattia contratta, nello specifico caso l’ipoacusia.

Il centralinista e l’operatore di call center devono preoccuparsi di verificare a loro spese le condizioni del loro udito e devono farlo dal momento dell’assunzione (o il più precocemente possibile). Dopo dovranno sottoporsi ad esami periodici. Ritengo che una cadenza biennale per un'attività non tabellata sia ragionevole. In termini più semplici consiglio di sottoporsi ad un esame audiometrico e visita orl ogni due anni. L'esame deve essere fatto da uno specialista in otorinolaringoiatria e dovrà essere refertato. Non ritengo idonei gli esami fatti da tecnici (audioprotesisti, tecnici di audiometria) che non sono refertati.
Ricordo che per ottenere un risarcimento INAIL occorre dimostrare non solo la malattia, ma si deve anche dimostrare che questa si è manifestata per cause lavorative.

E’ evidente che ogni persona quando lavora non conosce le condizioni psicofisiche che avrà al momento del pensionamento. Quindi il lavoratore è bene che sia diligente fin da subito. L’ipoacusia è una delle cause più importanti di malattia professionale. Nel 2007, in Italia, sono state accertate oltre 10.700 malattie professionali di cui 2.694 ipoacusie da rumore. Nel 2011 sono state accertate oltre 16.000 malattie professionali e tra queste le ipoacusie sono sostanzialmente invariate. L'ipoacusia professionale è quindi un argomento molto importante per i medici INAIL che devono accertare queste patologie.  Ritengo che ogni lavoratore, anche se esposto a rischi che non si considerano otolesivi, debba comunque sottoporsi a periodici esami audiometrici.
Queste considerazioni sono riferite ai suoni emessi dagli apparecchi telefonici, ma questi emettono anche radiazioni elettromagnetiche (cellulari, cordless e impianti Wi-fi). Occorre tenere presente che le radiazioni elettromagnetiche possono essere ionizzanti e non ionizzanti. Le prime (es. raggi X) sono dannose per l'uomo e pertanto vanno utilizzate solo se strettamente necessarie. Le seconde, cioè le radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti sono prodotte da numerosi apparecchi telefonici e non è provata la loro pericolosità. Gli apparecchi telefonici senza filo emettono radiazioni nella fascia 450 MHz / 2,5 GHz. Sono radiazioni molto basse, se confrontate con quelle ionizzanti. Purtroppo non ci sono dati certi e le raccomandazioni sono poche. Le raccomandazioni sono dettate dalla logica: usare questi apparecchi il minimo indispensabile, se si può preferire sempre le comunicazioni con filo, se ci sono bambini [hanno la teca cranica molto sottile] non far loro utilizzare cordless, cellulari e Wi-fi. Tenete presente che il cellulare genera un campo elettromagnetico quando è acceso in ricezione.

Nell'aprile 2017 due Tribunali: Ivrea e Firenze hanno ritenuto che due lavoratori che hanno sviluppato un neurinoma dell'acustico questo sia stato stimolato dall'uso incongruo dei cellulari e pertanto ha condannato l'INAIL al risarcimento del danno. Nelle sentenze si parla "di elevata probabilità" a sviluppare questa malattia. Non si conoscono ancora le motivazioni, ma sicuramente queste sentenze aprono una problematica nuova, cioè si pensa che i campi elettromagnetici generati dai cellulari possano indurre la formazione di neurinomi. Sugli effetti dei campi elettromagnetici esistono poche certezze scientifiche.

Mi sento di dire che è bene che i lavoratori che fanno uso di cellulari per motivi professionali facciano di loro iniziativa controlli otorinolaringoiatrici con esami audiometrici periodici, anche se l'attuale legislazione non obbliga il datore di lavoro a sottoporre i dipendenti a tali esami. 

Il mio suggerimento è una visita otorinolaringoiatrica con esame audiometrico  ogni 2 anni per tutti i lavoratori che utilizzano strumenti rumorosi e svolgono attività in ambienti giudicati con rumorosità inferiore a 80 dB(A), questo consiglio va anche esteso a tutti coloro che utilizzano per motivi di lavoro apparecchi cellulari per almeno due ore al giorno. Ovviamente il calcolo deve comprendere sia le telefonate fatte che quelle ricevute. 

RIFERIMENTI NORMATIVI:  DLGs. 195 del 10 Aprile 2006. Attuazione della Direttiva Europea 2003/10/CE relativa all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti da agenti fisici (rumore)

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