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Dott. Carlo Govoni

Medico Chirurgo
Specialista in Otorinolaringoiatria
Chirurgia Testa e Collo
Master in vestibologia

Tel. 3358040811   NO SMS

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Tra coloro che lavorano per favorire il recupero scolastico e sociale di un bambino affetto da minorazione uditiva ci sono i genitori e gli insegnanti specializzati. Il ruolo educativo principale spetta ai genitori del piccolo audioleso.
Le altre persone che lavorano, con finalità educative per questi fanciulli, sono l'insegnante specializzato di sostegno, la logopedista e l'audioprotesista.
Sul piano strettamente sanitario i medici più vicini al bambino sono il pediatra e l'otorinolaringoiatra. Il primo ha una visione globale del bimbo e la sua funzione è molto importante nei primi mesi di vita, quando è fondamentale riuscire a sospettare una ipoacusia infantile. L'otorinolaringoiatra è lo specialista competente per l'inquadramento diagnostico, per il trattamento protesico ed educativo e per i controlli successivi.

La famiglia

La funzione dei genitori di un bambino sordo è importante per la diagnosi precoce e per tutto il processo di apprendimento del linguaggio. Infatti si è più volte sottolineato come la loro collaborazione sia importante e possa influire sui risultati che il piccolo conseguirà. Cercherò ora di mettere in evidenza alcuni aspetti psicologici tipici delle persone che hanno un figlio che non sente. Gli argomenti che affronterò sono: la consapevolezza di avere un figlio sordo, la sua presenza in famiglia e la preparazione dei genitori.

La consapevolezza di avere un figlio sordo
Si possono distinguere i genitori in due gruppi: quelli che prevedevano di poter avere un figlio sordo e quelli che non hanno mai pensato di poter avere un bambino ipoacusico.
I genitori che pensavano di poter avere un figlio sordo sono quasi sempre soggetti sordi per cause genetiche o genitori nelle cui rispettive famiglie erano presenti casi di sordità ereditarie. Per queste persone l'apprendere che il proprio figlio ha una grave minorazione uditiva non costituisce una sorpresa e, nel caso dei genitori sordi, può anche accadere che questi non si sentano particolarmente mortificati nel sapere che il loro bambino è privo dell'udito. Alcuni genitori sordi ritengono di poter allevare meglio un bambino ipoacusico rispetto ad un bambino normale.
Molto diverso è l'atteggiamento di genitori normoudenti di fronte all'inaspettata notizia che loro figlio è privo dell'udito. Le prime reazioni sono piuttosto varie da caso a caso. C'è chi non ha fiducia nel medico e subito chiede nomi di altri specialisti, con la speranza di trovare il grande luminare che possa far riacquistare l'udito al bambino. C'è chi non si rende perfettamente conto del problema e pone delle domande che fanno capire al medico quanto siano scarse le conoscenze del genitore in tema di sordità. E' compito del medico spiegare i problemi conseguenti alla sordità. Ritengo utile che l'otorinolaringoiatra fornisca spiegazioni e responsabilizzi i genitori, perché, come è già stato detto, il loro coinvolgimento è importante per il futuro del piccolo. Non ritengo, però, che il recupero del bimbo sarà direttamente proporzionale agli sforzi dei genitori. Le caratteristiche che distinguono un soggetto sordo da un altro sono moltissime, quindi scarsi risultati nell'educazione al linguaggio non potranno mai essere imputati al comportamento del padre o della madre. Una reazione molto frequente nei genitori è sviluppare un senso di colpa per non essere riusciti a procreare un figlio normale. Si tratta di un atteggiamento a cui spesso consegue un'iperprotezione nei confronti del bimbo. I genitori pensano: "mio figlio ha avuto la disgrazia di nascere sordo, non voglio che gli accada nient'altro", oppure "dedicherò tutta la mia vita a mio figlio, per farne il bambino sordo meglio integrato di tutti". Non è raro che padri o madri maturino un senso di sfiducia nei confronti della vita e della società, non appena si accorgono dell'indifferenza delle persone e delle istituzioni. Questi atteggiamenti, anche se parzialmente giustificati, si riflettono negativamente sul bambino. A volte i genitori presentano un comportamento che è solo apparentemente equilibrato. Ad esempio i padri collaborano attivamente in istituzioni a favore dei sordomuti. Il loro impegno per la raccolta di denaro o per realizzare programmi educativi è lodevole, però non è raro riscontrare che queste persone si occupano molto del problema della sordità in senso generale, dedicando minor tempo ai problemi specifici del loro figliolo. Un'eventualità spesso presente è il rifiuto di far sapere agli altri che il proprio figlio è sordo. Anche questa reazione è frutto di una millenaria ignoranza sui problemi della sordità. Alcuni si vergognano nel far sapere che il loro bambino non sente e spesso traducono questo erroneo atteggiamento in un rifiuto a far portare le protesi acustiche o nel cercare che siano poco visibili. Col passare dei mesi, quasi tutti i genitori, arrivano ad "accettare" la sordità del bambino. I genitori comprendono il problema del piccolo e si sforzano di educarlo attraverso un trattamento logopedico, con la speranza che possa arrivare a comprendere e ad esprimersi tramite la parola. Questa fase è positiva e ritengo che sia stata ben sintetizzata dalle parole di una madre riportate dal Luterman, la quale riconosce che insegnare a parlare al figlio sordo rappresenta lo scopo fondamentale delle sua vita. Ogni volta che il bimbo pronuncia una parola la fa sentire orgogliosa e felice. Ogni piccolo progresso compiuto dal bambino la riempie di gioia.

[D. Luterman: "Il Counseling per i genitori dei bambini audiolesi", Edizioni Tecniche, Milano, 1983, pag. 28]

 

La presenza di un bimbo sordo in famiglia
La presenza di un bambino sordo nell'ambito famigliare modifica i rapporti tra tutti i componenti. Nella quasi totalità delle famiglie il ruolo educativo principale spetta alla madre. Di solito è lei che ha maggior tempo da dedicare al piccolo, è anche colei che più facilmente tiene contatti con il personale specializzato e quindi acquisisce maggiore competenza in materia di sordità. Per questi motivi è molto facile che gravino sulla madre maggiori responsabilità. Spesso può accadere che importanti decisioni sul futuro del figlio siano prese dalla madre, senza il coinvolgimento di un padre veramente informato. Questa situazione può essere fonte di discussioni in famiglia. I maggiori ostacoli si evidenziano quando il padre vuole essere sempre lui ad prendere ogni direttiva, oppure quando la madre è indecisa perché non abituata ad assumersi responsabilità e a prendere decisioni.

[Mantovani M.: L'atteggiamento educativo della madre nei confronti dei bambini ipoacusici. L'audioprotesista, anno XII - maggio 1990, n.39; 18-31.]

 

La preparazione dei genitori
La preparazione dei genitori sulle problematiche della sordità infantile è un argomento molto importante. Alcune istituzioni che si occupano della tutela dei bambini sordi, organizzano corsi per genitori. Le loro finalità sono quelle di informare e coinvolgere, soprattutto la madre, nel processo educativo del figlio. Sono convinto che si possa raggiungere una buona preparazione dei genitori sia attraverso un corso, che attraverso insegnamenti individuali. Il padre e la madre dovranno essere a perfetta conoscenza dei problemi conseguenti alla sordità e dovranno avere periodici contatti con la logopedista, in modo da continuare il programma educativo, senza contrasti. Il corso facilita la discussione tra genitori che hanno problemi simili, favorisce scambi di opinioni e può stimolare una collaborazione reciproca.

 

[Bibliografia    Coni G.G.: Il ruolo della famiglia nella rieducazione ortofonica. In "Metodi e tecniche nel campo della educazione riabilitazione istruzione dei bambini sordi", Edizioni Tecniche, Milano, 1979.    Del Bo M., De Filippis A.: La sordità infantile grave. Seconda edizione; Armando Armando Editore, Roma, 1974.   Gitti G.: Integrazione scolastica e sociale del bambino ipoacusico: considerazioni e prospettive. In "Metodi e tecniche nel campo della educazione riabilitazione istruzione dei bambini sordi", Edizioni Tecniche, Milano, 1979.]

            

La logopedista

La logopedista è la figura professionale più importante per il recupero del bambino affetto da minorazione uditiva. Ella svolge il suo lavoro a diretto contatto col piccolo audioleso ed ha come obiettivo quello di arrivare a farlo parlare. La logopedista è una tecnica specializzata che dovrebbe iniziare a prendere contatti col bambino il più precocemente possibile, al fine di poterlo conoscere meglio e instaurare con lui un buon rapporto. E' compito di questa persona programmare un piano completo per lo sviluppo del linguaggio. Questo obiettivo viene raggiunto progressivamente, dopo un lavoro lento e faticoso, che dura parecchi anni. Il lavoro di questa operatrice professionale comprende l'insegnamento di esercizi per la stimolazione della muscolatura oro-faringo-laringea e dell'apparato respiratorio. In seguito stimolerà l'emissione dei fonemi vocalici, poi dei dittonghi e dei fonemi consonantici. Infine porterà il bambino alla comprensione e alla pronuncia delle parole.

[Marvaud J.: Spécificité de l'orthophonie. Identité de l'orthophoniste. Revue de Laryngologie Otologie Rhinologie, 1985; 106: 233-238]

 

L'insegnante specializzato di sostegno

L'insegnante di sostegno è un maestro o un professore che ha frequentato appositi corsi finalizzati ad ampliare le conoscenze sugli handicap infantili. In Italia, dal 1988, questi insegnanti sono in possesso di una specializzazione "polivalente", cioè sono in grado di affrontare qualsiasi bambino portatore di handicap. Questa impostazione favorisce una diffusione degli insegnanti di sostegno sul territorio nazionale, però non consente un approfondimento delle problematiche specifiche di molte minorazioni e in particolare di quella uditiva. Il compito primario dell'insegnante di sostegno è aiutare il bambino a comprendere le lezioni scolastiche. L'attività di sostegno per un bambino sordo si svolge in due tempi: prima e dopo ogni lezione fatta dall'insegnante di classe. Nei giorni precedenti la lezione sarà importante per il piccolo sordo poter conoscere i nuovi vocaboli, impararne la pronuncia, la lettura labiale e il significato. Dopo la lezione, l'insegnante di sostegno dovrà verificare quanto il bambino ha appreso ed eventualmente colmare possibili carenze. Inoltre questo docente deve anche mantenere stretti contatti con genitori, logopediste e insegnanti di classe. In virtù delle sue competenze è la figura professionale più indicata a coordinare l'educazione logopedica con l'insegnamento scolastico.

 

L'audioprotesista

L'audioprotesista è un tecnico specializzato che dietro prescrizione medica, presta la sua opera nella scelta, nell'adattamento, nel controllo tecnico e nell'assistenza alle protesi acustiche. Deve preparare l'apparecchio sulla base dell'esame audiometrico e delle indicazioni fornitegli dall'otorinolaringoiatra e deve, inoltre, renderlo il più adatto possibile alle caratteristiche acustiche del bambino. L'audioprotesista segue il piccolo sordo in molte fasi della protesizzazione. Il suo lavoro non finisce con la preparazione e la vendita dell'apparecchio acustico. Ha il compito di controllare periodicamente la protesi e verificarne il funzionamento. Esegue anche la rilevazione delle impronte dei condotti uditivi esterni e prepara le chiocciole su misura. Per effetto dello sviluppo, il condotto uditivo dei bambini aumenta lentamente di dimensioni. Per questo motivo le chiocciole devono essere sostituite ogni sei mesi.

[Martinotti P.G.: Una svolta per il riconoscimento della professione. L'audioprotesista, anno XII - luglio 1990, n.40; 12-14]

Il lavoro di questo operatore professionale sarà facilitato se esiste una buona collaborazione da parte dei genitori. Negli ultimi anni si è verificato un cambiamento nell'attività di questo operatore: da tecnico elettronico si è trasformato in esperto di sistemi computerizzati.

 

Altri aspetti sull'educazione e sul recupero del bambino audioleso si trovano nel libro di Carlo Govoni  "La sordità infanitile

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