La sordità è un fenomeno correlato all'invecchiamento, quindi non evitabile.

percentuale ipoacusici

Nell'istogramma sono riportate le percentuali di persone con perdita uditiva superiore a 25 dB (ipoacusia lieve) come indicato da Van Eyken et al. (1).

E’ possibile prevenire la sordità?
La perdita uditiva è un evento fisiologico che va di pari passo con l’avanzare dell’età (presbiacusia). Se la vita umana arrivasse a duecento anni saremmo tutti sordi. Occorre quindi capire quali sono quei comportamenti che portano ad un peggioramento uditivo e vedere che cosa si può fare per evitare il decadimento di questo senso così importante.

Il primo fattore di rischio è il rumore intenso.

L’uomo si espone a rumori intensi per motivi professionali e voluttuari. Per rumore intenso nel settore lavorativo s'intendono quegli ambienti dove il rumore supera 85 dB. Nelle discoteche il rumore può raggiungere i 100 dB ed anche superarli.
Il rumore industriale è oggetto di numerose disposizioni legislative a tutela del lavoratore. Per tutelare i lavoratori si agisce su due fronti: quello delle protezioni individuali (tappi e cuffie antirumore) e quello dell’insonorizzazione delle macchine. La vera protezione è l’insonorizzazione delle macchine utensili, ma esistono dei seri ostacoli a realizzarla. Indubbiamente l’uso di otoprotettori individuali è una importante alternativa quando non si può far nulla sulle macchine. Se siete lavoratori in ambiente rumoroso è bene che facciate il possibile per prevenire danni verificando che quanto ho scritto sia poi messo in pratica nello stabilimento.
L'effetto del rumore sull'uomo è un problema individuale, questo problema prende il nome di trauma acustico cronico. I lavoratori, soprattutto i giovani, non si rendono conto dell’importanza di proteggere il loro udito quando questo è perfetto. Nonostante che i datori di lavoro forniscano gli strumenti adatti affinchè il lavoratore si protegga, questi ultimi spesso non li usano. Questo è il vero problema. Il lavoratore deve comprendere che la perdita uditiva per effetto del rumore è un danno estremamente subdolo. La frequenza che maggiormente è interessata è quella di 4000 Hz.
Qui sotto riporto un esame dell’udito di un lavoratore esposto a rumore dopo pochi anni di esposizione. Come si può osservare il tratto che comprende le frequenze gravi e centrali è normale. La voce di conversazione è compresa entro i 2000 Hz e pertanto questo lavoratore non ha problemi nei rapporti sociali, sente bene le persone quando parlano. Egli in realtà ha già un grave danno uditivo, irreversibile, e non se ne accorge. E’ questo il vero problema del peggioramento uditivo del lavoratore esposto a rumore: subisce un danno e non se ne accorge.

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Riporto ora un secondo esame audiometrico di una persona che ha un sensibile danno uditivo. Come si può vedere sono abbassate anche le frequenze di 1000 e 2000 Hz e pertanto la comunicazione verbo-acustica di quest’uomo denuncia dei problemi. Egli è ancora in grado di comunicare, ma gli sfuggono alcuni fonemi, può non comprendere bene alcune parole. Se queste parole sono fondamentali può non capire l'intera frase.

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Purtroppo non esiste una terapia, non c’è un farmaco che possa migliorare l’udito. Quindi l’unico mezzo che un uomo, soprattutto se esposto a rumori intensi, ha per prevenire la sordità da rumore è proteggere il proprio udito. Questo deve farlo da giovane, cioè quando inizia il lavoro e deve farlo per sempre.

Lo stesso discorso vale per il rumore voluttuario. Mi riferisco alla musica e in particolare alla musica delle discoteche. La rumorosità ambientale è un importante problema, su questo argomento è difficile dare consigli di prevenzione. Un consiglio potrebbe essere quello di non frequentare discoteche e di non ascoltare musica, ma lo ritengo eccessivamente drastico.
E’ evidente che la discoteca è un luogo di svago e di socializzazione e il rinunciarci comporterebbe altri problemi comportamentali. Ritengo giusto, soprattutto per i giovani, frequentare discoteche. Una volta alla settimana dovrebbe essere più che sufficiente. Poi si dovrebbe cercare di non passare cinque ore sempre in pista, dove c'è la massima sonorità, ma cercare posti isolati, dove potersi riposare senza ascoltare musica ad altissimo volume.
Quello che si dovrebbe assolutamente evitare è l’ascolto personale di musica assordante come all’interno della propria camera, o della propria auto o con le cuffiette dell'iPhone. Ricordate che suoni intensi sono particolarmente dannosi. Ascoltarli a scopo voluttuario è un comportamento irrazionale. Se nella discoteca ci sono le finalità del ballo e della socialità, nel privato questi motivi non ci sono, pertanto quando si è soli si dovrebbe ascoltare la musica sempre ad una intensità moderata.

Qual è l’intensità sonora che non danneggia l’udito?
Non esiste un limite preciso, anche perché non tutti gli uomini sono egualmente resistenti al rumore. Si considera un suono inferiore a 80 dB come un suono non otolesivo. In termini pratici 80 dB è il suono di una conversazione a voce molto alta.

La durata dell’esposizione influenza il danno uditivo?
Certamente. La durata è un elemento importantissimo e difficilissimo da valutare. Nella realtà è molto più danneggiato un operaio che lavora col martello pneumatico tutti i giorni rispetto ad un bibliotecario che una volta alla settimana va in discoteca. E' possibile che rumori ai limiti della otolesività (80-83 dB) con una esposizione di due o tre decenni possano dare più danni rispetto a rumori di 100-110 dB dove l'esposizione è saltuaria. Per esempio chi usa armi da fuoco andando a caccia si espone ad un rumore intenso, ma molto limitato nella durata. Molte volte capita di visitare cacciatori che hanno un udito normale, proprio perchè sparano poco. Un esempio tipico di scarsa esposizione sono coloro che praticano la caccia al capriolo.
Ben diverso è il bibliotecario che pratica il tiro al piattello, allenandosi più volte alla settimana. Se non si proteggerà adeguatamente subirà un danno uditivo irreversibile.

Esistono integratori alimentari per proteggere l’udito?
Oggi si parla molto di integratori. Questi sono prodotti solitamente composti di estratti di piante medicinali, Sali minerali e vitamine. I componenti di questi prodotti sono sempre benefici. Sono registrati al Ministero della Salute e pertanto le loro caratteristiche sono ben definite. Il vero problema è che molti di questi prodotti sono blandi e non sempre si riesce ad ottenere il beneficio indicato nel foglietto illustrativo.

Cosa fare per prevenire la sordità?
Tutte le volte che si vuole combattere un nemico bisogna conoscere il nemico. In questa occasione il nemico è il deterioramento progressivo dell'udito e possiamo conoscerlo sottoponendoci periodicamente ad esami audiometrici. Occorre distinguere le persone in due gruppi: chi è a rischio di danno uditivo e chi non lo è.

Per le persone non a rischio consiglio un esame audiometrico ogni 5 anni fino a 50 anni di età, poi un'esame ogni tre anni fino a 70 anni e dopo un esame ogni anno. Ovviamente l'esame audiometrico dovrà essere eseguito in tempi brevi se c'è un rapido peggioramento sensoriale acustico.

Per persone a rischio intendo quelle che lavorano in ambienti dove c'è una rumorosità ambientale superiore a 80 dB(A) oppure che soffrono di malattie croniche dell'orecchio o hanno una familiarità per ipoacusia. Per queste persone è bene che si sottopongano ad esame audiometrico una volta all'anno, indipendentemente dall'età.

La prevenzione della sordità è anche un tema affrontato dalla WHO, Risoluzione n. 139.R1, maggio 2017.

Esistono altri fattori che condizionano l'udito oltre al rumore?
La risposta è sì. In particolare ci si riferisce alle malattie dell'orecchio e ai farmaci ototossici. L'importante è cercare di avere una vita sana e non aver mai bisogno di ricorrere a farmaci importanti come quelli per il trattamento delle malattie tumorali. I farmaci ototossici sono soprattutto tra gli antiblastici, alcuni antibiotici, il chinino ed anche l'acido acetilsalicilico.

Bibliografia
1 – Van Eyken E, Van Camp G, Van Laer L.: “The complexity of age-related hearing impairment: contributing environmental and genetic factors” Audiol Neurootol, 2007; 12(6): 345-358.

 

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